Eurosport - lun, 23 nov 18:04:00 2009
Squalifica "da leggenda" per il 23enne di Pordenone squalificato per "traffico di doping". Gabriele Bosisio, trovato positivo lo scorso 2 settembre, si proclama ancora una volta innocente...
E poi c'è qualcuno che dice che nel ciclismo non si prendono decisioni forti. Certo, il più delle volte è così, con tanti di quei dirigenti o medici che meriterebbero la radiazione e che invece sono ancora al loro posto senza che nessuno abbia nemmeno aperto un'indagine per verificarne il lavoro. Tutto vero, per carità, provate però ad andare a dire una cosa di questo tipo a Gianni Da Ros, uno che alle sue colpe avrà modo di pensare a lungo.
La sua è una storia incredibile. Giovane promettente di 23 anni messo sotto contratto dalla Liquigas, Da Ros ha visto la sua vita cambiare completamente lo scorso marzo. L'accusa, il giorno del suo arresto, fu pesantissima: "traffico di doping". Il Tribunale Nazionale Antidoping ha deciso di non radiarlo, ma ha preferito squalificarlo per, attenzione, anni 20...!
Ancora fanno eco le sue parole una volta emerso il suo coinvolgimento. "Non capisco perchè mi hanno messo in mezza a questa storia - spiegava un incredulo Da Ros - spiegherò tutto al giudice e farò valere le mie ragioni". La sua vicenda è legata all'inchiesta "Muscoli e doping", partita nel 2008 grazie a un indovinato servizio de "Le Iene" e una volta aperta coordinata dal pm Gianluca Prisco.
Intanto, Gabriele Bosisio torna a parlare della sua di positività. Un fatto che il corridore lombardo continua a non accettare: "Non ho mai assunto Epo e continuo a dichiararmi innocente".
"Oggi abbiamo ottenuto una proroga dal procuratore Torri - spiega Bosisio al termine dell'udienza presso la Procura Antidoping del Coni - per presentare la memoria difensiva. Ora aspetto la documentazione delle controanalisi per valutare bene le mosse da fare". Laddove la sua positività dovesse essere confermata, Bosisio ha comunque fatto sapere che non ha intenzione di lasciare il ciclismo: "Devo ammettere che è stato un colpo duro, ma io continuo ad allenarmi e sono sicuro che tornerò a correre".
Commenti 1 - 8 di 8
premesso che nel podio di classiche, mondiali e tour vari non ci sono corridori "sani",
la pena per il doping dovrebbe essere di 20 anni indistintamente, riducibili a 2 anni nel caso l'atleta faccia i nomi dei fornitori.
è troppo comodo farsi due anni e poi riprendere come niente fosse.
..beh mi sembra evidente che Da Ros avesse un ruolo un tantino più importante di quello di "semplice consumatore", lui era una specie di "pusher".
sono d'accordo. chi sbaglia deve pagare. Però come sempre la nostra giustizia - anche la sportiva - è forte con i deboli. un neo professionista gli danno 20 anni, i big che truffano, guadagnano, ingannano invece due annetti e se fanno i bravi (vedi Riccò) gli danno un premio e la riduzione. Come se loro non avessero passato e quindi trafficato con quelle sostanze. Una legge ma uguale per tuttii
ma quale giustizia........hanno punito uno a caso, mentre tanti altri (big),,sono ....................................................... ....
UN DOPATO IN MENO PER FORTUNA
Le sostanze dopanti dovrebbero essere tutte ammesse, ma le si dovrebbe poter assumere solo con delle grandissime supposte. L'uso crollerebbe sono sicuro.
ben ti sta rovinarti la carriera sempre per quello schifo sei solo un'idiota senza cervello dicono sempre le stesse cose:io non lo sapevo mi vogliono incastrare e dopo è tutto vero!
Giustissimo: punizioni esemplari=meno rischio di doping. Fosse così anche per i normali processi, e non solo per quelli sportivi....
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