Madison esaurito, malgrado tutto. Pur consapevoli che non avrebbero assistito ad una battaglia selvaggia e che i protagonisti non fossero americani, i newyorkese hanno riempito o quasi il Madison, oltre 14.000 spettatori, per assistere alla vittoria dell’ucraino Wladimir Klitschko (50+ 3-) sul russo Sultan Ibragimov (21+ 1- 1=), incontro che valeva tre cinture: IBF, WBO e IBO dei massimi, a conferma che il pubblico sta cambiando atteggiamento mentale, seguendo quanto succede in Germania da anni. Dove la bandiera ha impatto relativo.
In questa occasione i protagonisti hanno svolto il loro compito come da pronostico, assolvendo al ruolo previsto. In particolare Klitschko, piu` alto di ben 15 cm. e meglio strutturato, ha sfruttato a dovere l’allungo, in particolare il jab sinistro di scuola inglese, perfezionato nel corso degli anni. Un colpo capace di fare la differenza contro gli ultimi otto avversari affrontati e battuti, dal 2005 in avanti, compreso Lamon Brewster. Che l’aveva sconfitto a Las Vegas il 10 aprile 2004, dove perse l’autobus del titolo WBO nell’occasione vacante.
L’impostazione di Wladimir e` lontana anni luce, non solo da quelle che contraddistinsero i guerrieri degli anni ’30 e ’40, ma anche dagli ultimi americani titolati: da Tyson a Holyfield. Non certo paragonabile a Lennox Lewis, di una spanna superiore nell’apogeo della lunga carriera, l’inglese di radici giamaicane, che ha dettato legge dal ’93 al 2003, fatta di molti acuti e poche stecche, ovvero vittorie annunciate e sconfitte clamorose (McCall e Rahman) le uniche di una carriera fantastica. Ma pure di rivincite esaltanti. Solo contro Vitali Klitschko nel 2003, non fu brillante. Da uomo intelligente, capi` che a 38 anni, era tempo di lasciare.
L’avversario di Wladimir, il mancino russo Sultan Ibragimov, che ha perduto sia l’imbattibilita` che la cintura WBO, tolta a Shannon Briggs lo scorso giugno, cancellando l’ultimo USA sul trono massimi, ha confermato i limiti tecnici e tattici a certi livelli. Bravo nella media, poco potente per un massimo, nonostante lo score di 17 vittorie prima del limite su 22 successi, in un record costruito senza rischi, per dirla tutta non e` mai stato in partita lungo le 12 tornate, anche se non ha mai rischiato la sconfitta prima del limite. Ha fatto un match di contenimento, salvo qualche sprazzo d’orgoglio, subito tacitato da un rivale che sembra ormai avere un computer nei guantoni, che si muovo per far punti e assicurarsi quindi la vittoria. Il massimo risultato col minimo rischio. Che e` poi quello di mostrare la mascella sguarnita. Una vita da atleta, preparazione perfetta e mentalita` da professionista sul ring e fuori, consentono al piu` giovane dei Klitschko (32 anni il 25 marzo) di guardare in avanti ancora a lungo.
Non e` l’ideale guerriero alla Marciano e neppure il demolitore alla Frazier, lontanissimo dal fantasioso Clay, e` semplicemente il meglio di quanto offre al momento il mercato mondiale dei massimi. Lo ritengo in grado di battere gli altri due titolari Maskaev e Chagaev, presente a bordo ring. Come i diversi sfidanti, compreso Valuev. L’unico ad impensierirlo potrebbe essere il fratello maggiore Vitali, che ha l’arma adatta a stenderlo, il destro pesante, ma questo match non si fara` mai. Lo hanno detto da sempre e la famiglia non lo accetterebbe mai.
Campione al computer l’ucraino, freddo e calcolatore, ha condotto le 12 riprese quasi in fotocopia, come l’andamento dei round. I cartellini (119-110, 117-111, 118-110) non sono impietosi per Sultan, rispecchiano un trend che non ha mai subito oscillazioni sensibili. Nella seconda parte hanno tentato qualche variazione, Klitschko per mostrare di saper portare anche il destro, Ibragimov per orgoglio. Lasciando praticamente le cose come prima.
Il pubblico ha seguito senza sussulti la sfida, salvo le due fazioni di parte, che hanno rappresentato il colore e il calore di un mondiale, raramente cosi` soft. Quanto sono lontani i tempi dove vigilie e commenti erano di fuoco. Al termine si sono fatti i complimenti in punta di fioretto, mancava solo il gemellaggio. Tempi nuovi, affari di sempre. I conti infatti sembrano tornare, sia per i contatti a pagamento che la diffusione televisiva negli altri continenti. I Klitschko hanno concluso l’ennesimo investimento positivo, quali parte in causa, nell’organizzazione della serata.
Dove gli imbattuti prospect hanno vinto tutti. Dal massimo bielorusso Ustinov (8+) che ha mantenuto il passo di tutti ko, stavolta e` toccato a Earl Ladson (13+12-) che non ha sentito neppure la campana del primo round. Stesso verdetto per il cruiser Johnathon Banks (19+) ai danni di Imamu Mayfield (25+9-2=) 36 anni, l’ombra del campione che vinse il titolo IBF nel ’97, reduce da cinque sconfitte (quattro per ko) nelle ultime sei uscite. Altra dimostrazione di forza da parte di Joe Greene (18+) un medio cresciuto a Brooklyn, che ha smontato ripresa per ripresa Francisco Mora (52+ 13-) fino alla resa al decimo gong. Sbrigativo l’altro medio Peter Quillin (16+) nei confronti di Thomas Brown (11+4-1=) che ha risolto al secondo tempo. Ha dovuto lottare sei round Ronny Vargas (6+) detto “Venezuela” contro il mai domo Monyette Flowers (4+9-1=). Chi ha raggiunto suo malgrado il decimo, e` stato l’irlandese John Duddy (24+) in predicato per sfidare Kelly Pavlik, re dei medi WBC e WBO. John e` uno che conosce solo la tattica dell’assalto e su questa base ha costruito le vittorie, aiutato da un fisico possente e dal temperamento classico irlandese. Al Madison ha esaltato il pubblico, grazie ad una spalla come il tunisino Walid Smicher (17+4-3=) che un giudice ha addirittura visto vincere. Walid che risiede in Canada dal 2000, non e` certo un collaudatore e lo ha dimostrato sul ring, scambiando colpo su colpo, anche se al termine la continuita` di Duddy era da preferire. Resta un interrogativo: con quali possibilita` l’irlandese affrontera` Pavlik come ha fatto con Smicher? Diciamo nessuna.
di Giuliano Orlando
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