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Cosa penso della nuova Gazzetta. L'opinione di Giancarlo Padovan

Gio 24 Apr, 06:19 PM


Giancarlo Padovan è oggi gradito ospite di Calciomercato.com. Ecco la sua opinione sulla nuova Gazzetta dello Sport. A me la nuova Gazzetta dello Sport piace. E’ agile, sintetica, moderna, finalmente un po’ più sportiva e meno polverosa. Il suo direttore, Carlo Verdelli, dice che le ha fatto indossare i jeans. Io più prosaicamente penso che l’abbia resa più leggibile. Per capire che anche chi compra i giornali ha sempre meno tempo di leggerli, non serve essere un guru della comunicazione, basta salire su un autobus,  frequentare una stazione ferroviaria, transitare da un aeroporto. E’ lì che si concentra per densità e diffusione quel fenomeno chiamato free press destinato a finire di sconvolgere, nei prossimi dieci anni,  il mercato pubblicitario e dei quotidiani. La free press è l’unità di misura con cui i giornali hanno cominciato a confrontarsi da qualche anno. Secondo me in ritardo,  ma Verdelli  sicuramente prima di tutti, si è capito che non si poteva aspettare oltre.

Ora, è chiaro che la Gazzetta dello Sport è un quotidiano a pagamento e che lo sarà per sempre. Tuttavia doveva adeguarsi ad un modo di fare informazione che ha dimostrato di annoverare proseliti nell’immenso bacino dei non lettori. E’ lì che i vari METRO, LEGGO, CITY, E POLIS, DNEWS vanno a pescare i fruitori. Come? Prima di tutto distribuendo a zero lire. Ma, subito dopo, proponendo pezzi assai più brevi, molte foto di accompagnamento e moltissime foto-notizie, tante pillole di chi, cosa, come, quando, dove, perché   e, soprattutto, una grande contaminazione di generi. Cronaca, ma anche frivolezze; curiosità, piccoli inediti quotidiani. Pochissima politica e, se proprio deve esserci, raccontata in maniera molto semplice.

Chi tra i lettori della rosea volesse spingersi oltre il perimetro, definito da oltre un secolo, del più completo notiziario sportivo che si possa pretendere, troverà una Gazzetta che si avventura in Altri Mondi, nuova sezione informativa inizialmente di timido impatto. Nelle ultime settimane, invece, non solo il settore è cresciuto per numero di pagine (quattro al giorno), ma almeno uno degli argomenti ospitati è richiamato in prima pagina. Assai significativo è il modo di trattare questi temi, affidati quasi sempre alla penna di un grandissimo divulgatore come Giorgio Dell’Arti. Egli, in genere, pone alcune domande base, che tutti in genere si fanno, e fornisce risposte dettagliate che vanno ad enucleare il cuore del problema. La rubrica, che occupa quasi l’intera prima pagina riservata ad Altri Mondi, si chiama il Fatto del Giorno: 5 domande, 5 risposte. E quasi sempre accompagna una notizia di cronaca affine al tema.

 Altra pagina. Verdelli non ha paura, anzi osa esattamente come i giornali free-press, e apre con una serie di notizie tascabili, una rubrica affidata ad un personaggio (può essere Messner o l’ex giudice Gherardo Colombo), qualche spazio a stranezze e casualità, poi Lotto e Superenalotto. Infine quel territorio di confine tra spettacoli , consigli per il cinema, giudizi sulla televisione e la leggerezza non troppo lontana dal gossip.

Che modello è mai questo? Un modello inedito. Un po’ quotidiano sportivo, un po’ quotidiano popolare; un po’ Corriere d’Informazione (mitico quotidiano del pomeriggio) e un po’ L’Occhio (il primo tabloid che si rifaceva a quelli inglesi). Forse, come dice qualche detrattore, la Gazzetta ha perso la sua pesante autorevolezza sportiva. Io non sono d’accordo. Ma, se anche fosse, a guadagnarci sono i lettori per numero e la lettura per qualità. Scrivere meno significa, quasi sempre, scrivere meglio. E fare giornali più belli.         

Giancarlo Padovan

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