Coppa d'Africa - Koffi, dalla Serie D alla Coppa d'Africa

Eurosport - ven, 25 gen 17:42:00 2008

Abbiamo intervistato il nazionale del Benin, Damien Chrysostome Koffi (nella foto a destra). Dal campionato della Serie D italiana al palcoscenico della Coppa d'Africa; è il salto mortale del difensore che dice: "Rispetto i miei avversari, ma non temo nessuno"

FOOTBALL 2008 African Cup Benin - 0

L'Italia e la Coppa d'Africa 2008: se il recente passato si chiama Sulley Ali Muntari, ghanese ex Udinese, ora in forza agli inglesi del Portsmouth, subito decisivo nella partita inaugurale che ha messo di fronte i padroni di casa e la Guinea, il futuro prossimo potrebbe essere rappresentato dal maliano Mohamed Sissoko, attualmente al Liverpool, ma corteggiato dalla Juventus. Ed il presente? Su 368 atleti iscritti, sono nove i calciatori africani che militano in club italiani.

Quattro giocano in Serie A: il nigeriano Stephen Makinwa (Lazio), i ghanesi Asamoah Gyan (Udinese) e Ahmed Barusso (Roma) ed il senegalese Papa Waigo (Genoa). Tre in Serie B: il marocchino Houssine Kharja (Piacenza), il maliano Souleymane Diamoutene (Lecce) ed il nigeriano Victor Obinna (Chievo). Uno in Serie C1: il giocatore della Guinea Karamoko Cissé (Verona). All'appello non rimane che Damien Chrysostome Koffi, nazionale del Benin, il quale milita addirittura nel girone piemontese-ligure di Serie D, nel Casale, quasi centenaria squadra di Casale Monferrato dalla gloriosa casacca nerostellata, vincitrice addirittura di uno scudetto nel 1913/14.

Dallo storico "Natal Palli" casalese, attraverso i piccoli stadi di provincia - in qualche caso semplici campi sportivi di paese - il difensore centrale ex Cittadella sarà così proiettato su un palcoscenico internazionale sul quale si troverà ad incrociare i tacchetti con rivali provenienti dal Santiago Bernabeu - il maliano Mahamadou Diarra - o da Stamford Bridge - l'ivoriano Didier Drogba, per fare alcuni eloquenti esempi. La Coppa d'Africa è competizione eterogenea per eccellenza e quella di Damien Chrysostome è una di quelle favole del calcio che vale la pena farsi raccontare dal diretto protagonista. Lo abbiamo intervistato alla vigilia del suo debutto nella competizione.

Damien, quali sono le tue sensazioni alla vigilia di un evento così importante?

"Sono molto eccitato, anche se per me non si tratta di una prima volta in assoluto, perché ho già preso parte alla Coppa d'Africa 2004 in Tunisia. In ogni caso l'emozione più grande è coincisa, sabato scorso, con l'arrivo qui in Ghana, dopo quasi un mese di ritiro. L'adrenalina ha cominciato a scorrere nelle vene....".

Raccontaci le tappe di avvicinamento alla Coppa d'Africa da parte tua e del Benin...

"Io ho giocato l'ultima partita del 2007 a Savona, il 23 dicembre. Faceva un freddo incredibile quel giorno. Terminata la gara ho preso l'aereo e mi sono aggregato ai compagni di nazionale in Tunisia, dove siamo rimasti sino al 2 gennaio, disputando un'amichevole contro l'Etoile du Sahel, quarta classificata nel Mondiale per Club vinto dal Milan in Giappone. È finita 1-1. Quindi abbiamo trascorso dodici giorni in Brasile, giocando due amichevoli, una persa 2-1 contro l'America e l'altra pareggiata contro una squadra di Seconda Divisione. Infine siamo stati in Burkina Faso, dove abbiamo affrontato il Senegal che ci ha battuto per 2-1".

Quali sono le prospettive e gli obiettivi per il torneo?

"Il girone è difficilissimo, inutile ribadirlo. Costa d'Avorio, Nigeria e Mali sono avversarie forti, esperte, con campioni in grado di fare la differenza. Noi siamo competitivi e sarebbe fantastico se ribaltassimo i pronostici e riuscissimo a qualificarci per la seconda fase. Questo è l'obiettivo del Benin".

Recentemente si è parlato molto della vostra curiosa scelta di reclutare qualche giocatore attraverso Internet. Come è andata la ricerca?

"L'idea era venuta a me e a qualche compagno di squadra dopo aver ottenuto la qualificazione alla fase finale. Siamo un ottimo gruppo, molto affiatato e allora ci siamo domandati se per caso esisteva la possibilità di rinforzarci con qualche ragazzo in possesso del passaporto del Benin, magari disperso per il mondo in qualche piccolo club sconosciuto. Alla fine devo dire che questa strategia non ci ha aiutato molto, anche se ha fatto parlare di noi: abbiamo "acquistato" solo un ragazzo proveniente dalle giovanili del Rennes. Per il resto saremo quelli della fase eliminatoria e sapremo farci valere".

Che tipo di squadra siete, come vi disponete in campo? Ti aspetti di giocare titolare?

"In panchina c'è un tecnico tedesco che ha esperienza di calcio africano e medio-orientale, avendo allenato a Dubai. Io ho un buon feeling con lui e sino ad ora sono sempre stato schierato fra i titolari, al centro della difesa. Ci schieriamo a zona e tatticamente siamo abbastanza evoluti, poiché, a parte un paio di ragazzi che militano in club del Benin, tutti gli altri giocano in Europa".

Quali sono le tue favorite per la vittoria finale?

"Nell'ordine dico Costa d'Avorio, Camerun ed Egitto. C'è molto equilibrio fra tutte le sedici nazionali, ma chi dispone di fuoriclasse come Drogba ed Eto'o può fare la differenza e sfruttare il minimo errore degli avversari".

C'è una bella differenza con la Serie D, a livello di attaccanti...

"A dire il vero, quando scendo in campo io non temo mai il confronto con gli attaccanti avversari, pur rispettandoli. E in generale la differenza non è mai così evidente, all'apparenza. Tuttavia, come dicevo poco fa, so bene che non mi potrò distrarre un secondo, perché quelli appena citati sono atleti super, con un rapporto fra peso e potenza eccezionale ed una tecnica quasi perfetta, in grado di punire ogni esitazione. È questo l'aspetto decisivo, anche rispetto alla Serie D italiana dove esistono molti buoni giocatori".

A che punto è il calcio africano, a tuo parere?

"Si dice sempre che è in crescita e credetemi che è proprio così. Stiamo lentamente imparando ad ascoltare gli allenatori europei e ad immagazzinare i loro insegnamenti. Da qui a vincere un Mondiale, però, la strada è ancora lunga".

In Ghana c'è molta attesa per l'evento?

"Direi proprio di sì, c'è molta gente nei dintorni del nostro quartier generale e ci si aspetta un pubblico entusiasta negli stadi. Per la maggior parte dei giocatori, non lo nego, è anche e soprattutto una vetrina importante, perché qui ci sono i procuratori di tutti i club e ci si gioca una bella fetta del futuro. Per i ragazzi più giovani e di prospettiva è l'occasione della vita".

Gianluca Marchese / Eurosport