Fiumi di parole…cantavano anni fa i mitici Jalisse (un duo che sta alla canzone italiana come l’indimenticato Ernesto Farias al ruolo di bomber implacabile). Fiumi di parole…avrà annotato sul suo personale taccuino Stefano Colantuono, durante e al termine dell’infausta serata di Coppa al Barbera. Forse stiamo facendo un po’ di confusione: abbiamo negli occhi la sfida di Supercoppa di ieri fra Inter e Roma e ritorna alla mente il famelico Josè Mourinho, divoratore di colleghi (quando lo stuzzicano, altrimenti è tutto dolcezze e complimenti come proprio al termine della gara di San Siro verso lo sconfitto Spalletti e il predecessore Mancini), ma non solo. Il portoghese è un vero e proprio ‘cannibale’ di blocchetti d’appunti, attaccati in forcing, con fare pungente della penna, per tracciare i concetti del suo calcio spettacolo. Forse l’immagine ci ha colpito a tal punto che adesso vorremmo vederla trasferita anche al mister rosanero. Per la verità, non ci sembra finora di aver visto Colantuono con molta carta per le mani (senza offesa, ovviamente). Il tecnico di Anzio è più uomo d’azione che di concetto e le sue partite sono vissute dalla panchina in maniera piuttosto fisica, così che penna e calamaio finirebbero di certo con l’essere d’impaccio. Tuttavia qualche appunto di viaggio il gladiatorio Stefano lo dovrà aver pur preso, anche se solo mentalmente. Notazioni assai utili, dal momento che a lui presidente e capitano hanno fatto appello per trovare il bandolo della matassa dopo il brusco esordio. “Colantuono impari da questa sconfitta”, ha subito ammonito Zamparini, mostrando la novità assoluta di un approccio più didascalico che vessatorio. Per la serie: ‘Sbagliando, s’impara’. Mentre in altre epoche il concetto sarebbe stato: ‘Se sbagli ti cancello’.
“Sicuramente bisogna analizzare da lunedì quello che abbiamo sbagliato. L´allenatore lo sa e sarà bravissimo a cercare di risolvere questo problema”, così Fabio Liverani nella conferenza stampa di ieri, ribadendo indirettamente ma assai chiaramente come stia in capo all’allenatore l’onere di fornire questa squadra, così nuova e variegata, di un’identità tattica chiara che risulti anche a prova di falle ed equivoci. Le falle si sono viste soprattutto in difesa o meglio, come amano dire gli addetti ai lavori e in maniera corretta, nella fase difensiva. E’ apparso vulnerabile il fronte sinistro del nostro pacchetto arretrato, dove indubbiamente è venuto meno l’operato del primo giocatore deputato a difendere; ma dove latente è stata anche la mano d’aiuto che doveva giungere al terzino dal movimento in raddoppio di copertura del rispettivo centrocampista.
Un’interessante risposta a questi motivi di dubbio potrà indubbiamente giungere dal prossimo inserimento nell’undici titolare di Migliaccio e Nocerino (quest´ultimo oggi rientra nel gruppo dopo la sfortunata parentesi olimpica), in grado di fornire il centrocampo di una più spiccata propensione alla copertura e all’accorciamento degli spazi. Altra falla o ancora meglio mancanza evidente: una manovra in pochi frangenti allargata sulle fasce e molto più dipendente dalle verticalizzazioni esclusivamente centrali di Liverani. In alcuni casi, l’iniziativa lodevole dei terzini, volta a portare avanti palla lungo la linea di competenza, non è stata adeguatamente sorretta dal sostegno di centrocampisti e punte esterne, favorendo manovre di sovrapposizione. In altri, se da un lato si è apprezzata la propensione all’inserimento offensivo di Balzaretti, altrettanto non si è potuto notare, a fasce invertite, con Raggi (decisamente più a proprio agio come marcatore che come incursore).
E’ qui che, nelle rivalutazioni di mister Colantuono, potrebbe tornare presto in auge il nome di Mattia Cassani, onesto lavoratore della corsia di destra capace di equilibrare sufficientemente l’apporto difensivo con quello offensivo. Dalle falle agli equivoci…tattici per l’appunto. Non poteva passare inosservato il dato per cui le conclusioni a rete di Fabrizio Miccoli (di gran lunga il più ispirato e pericoloso fra gli avanti rosanero) sono aumentate esponenzialmente di numero quando nel secondo tempo ha cominciato a giocare da seconda punta, alle spalle di De Melo (col quale peraltro ha subito instaurato un ottimo rapporto fatto di deliziosi fraseggi molto sudamericani). Visto e considerato che in un Palermo senza più i Toni e gli Amauri è il talento pugliese la vera punta di diamante, sarebbe ora che Colantuono cominciasse ad assecondarne le voglie: così, se le occasioni per la stoccata vincente iniziano a fioccare già a partire dal primo tempo, le possibilità di metterla dentro aumentano sensibilmente. Quasi accoppiata alla vicenda Miccoli c’è poi la querelle Cavani. Prima punta sì o prima punta no? Ormai pare evidente che solo al giocatore restano sinceri dubbi sulla questione. Il campo e i fatti hanno decretato, invece, che Edinson è una seconda punta, abile a fare del movimento e del tocco raffinato le proprie armi preferite e che, non a caso, riesce a sfruttare a dovere le spizzate di una torre come De Melo per andare in rete. Allora, se uno più uno fa due, non sarà mica il 4-3-2-1 il modulo più adatto a questo Palermo? Con Miccoli e Cavani a fare le seconde punte alle spalle della boa centrale, armati a dovere per far gol. Avere due bocche di fuoco è sempre meglio che averne una, col rischio che faccia cilecca.
Altrimenti, se tridente puro ha da essere, che si punti su Lanzafame e Jankovic. Un’utile alternativa: ma ora come ora, come fare a rinunciare al Romario del Salento? A centrocampo il trio è imprescindibile, se si vuole tutelare l’estro registico di Liverani. Ma l’ausilio fornito dalle due mezzali al dispensatore di gioco ex viola deve essere molto più corposo di quello offertogli da Guana e Simplicio contro il Ravenna. Migliaccio e Nocerino dovrebbero tornare utili anche in tal senso. Altrimenti, anche qui, si deve cambiar registro e dare al trio mediano una configurazione più vicina a quella vissuta dal capitano a Firenze: uno schermo davanti alla difesa (lì Donadel, qui Migliaccio o Nocerino), un incursore (lì Montolivo, qui Bresciano o Simplicio) e poi il piede sinistro di Liverani libero di sventagliare (per certi versi una copia del centrocampo presentato da Mourinho nell’Inter di Supercoppa con Stankovic centrale e ai suoi fianchi Zanetti per la corsa e Muntari per la fantasia). Fiumi di parole, sì, ma ricalcanti in buona parte le valutazioni che Colantuono starà facendo in queste ore sulla scorta del post Ravenna. Fra le tante ipotesi, prove ed alchimie che attualmente affollano la sua testa, una cosa fortunatamente il tecnico di Anzio può già darla per acquisita: lo spirito della squadra, quello voglioso e capace di lottare anche nelle difficoltà. Un buon punto di partenza.
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Commenti 1 - 1 di 1
Ma chi è sto pazzo che scrive ogni volta articoli così lunghi sul Palermo? Dovrei prendermi un giorno di ferie per leggerlo tutto e 20 caffè per non addormentarmi.. Sarà un problema solo mio per carità (chiedo scusa), ma gli articoli abbastanza lunghi non riesco proprio a leggerli.. Qualche riga e poi mi fermo annoiato!
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