Sportellate - Simoncelli, l'angelo sempre a tutto gas
dom, 23 ott 23:50:00 2011
Con Marco Simoncelli non se ne va solo uno straordinario ed unico talento ma un campione dal cuore d'oro. Un ragazzo amato per la sua schiettezza e per la sua generosità FOTO AP/LAPRESSE
Più passano i minuti e le ore, più si fatica a farsene una ragione. Sì perché una cosa brutta come la morte non può aver nulla a che spartire con uno come Marco Simoncelli. Marco oltre ad essere uno straordinario ed unico talento in moto, quasi uno scherzo della natura per come riusciva a pennellare traiettorie e sorpassi con quel fisico da corazziere, era prima di tutto un ragazzo splendido, genuino e schietto. Qualcuno può pensare che questi aggettivi possano essere retorici, perché davanti a una tragedia così atroce e inspiegabile non si può non essere buoni, ma Marco era davvero un campione dal cuore d’oro.
Marco piaceva alla gente prima ancora che come pilota perché era autentico, cristallino. Il successo, le luci dei riflettori, le pubblicità, gli stipendi astronomici, le comparsate in televisione da Chiambretti o dalla Bignardi non hanno cambiato il suo atteggiamento e il suo scanzonato modo di vivere la vita.
Svolgendo questo meraviglioso lavoro e avendo la fortuna di essere nato e cresciuto in Romagna ho avuto la fortuna di chiacchierare diverse volte con Marco e tutte le volte mi colpiva la facilità con la quale rispondeva al telefono e iniziava a raccontarti i suoi segreti, il suo stato d’animo e le sue disavventure con quella voce da cartone animato. I suoi ‘diobò’, le sue risate, il suo slang ‘made in Romagna’ ti mettevano subito a tuo agio e facilitavano il lavoro di un giornalista che, con il Sic, aveva sempre un titolo, una frase ad effetto, un aneddoto spassoso sul quale ricamare un pezzo interessante.
Marco era così amato dal pubblico (e spesso non digerito dagli avversari, spagnoli soprattutto), anche da chi non apprezzava il suo stile di guida nervoso e spesso sopra le righe, perché non si è dimenticato da dove è venuto, la gavetta che ha dovuto fare insieme alla sua famiglia per diventare un pilota del motomondiale. Il padre Paolo, un grande appassionato di motori che si è sempre dato molto da fare lavorando come piastrellista o gelataio per mantenere la famiglia, dopo il trionfo nel mondiale 250 nel 2008 non ha nascosto di essere arrivato ad ipotecarsi la casa per permettere al figlio di inseguire il suo sogno di diventare un pilota capace di correre nel mondiale. Per questo il padre per Marco è sempre stato più un fratello maggiore che lo ha seguito ovunque in giro per il mondo. Così come la madre, la sorella Martina e la fidanzata Kate che appena avevano un minuto libero lasciavano Coriano per stare vicino al loro campione, che da quel nido traeva la tranquillità e la serenità per dare il 110% in pista.
Marco era un uragano di simpatia per questo andava così d’accordo con Valentino Rossi, uno che non è mai andato d’amore e d’accordo con i suoi rivali in pista ma che con Marco aveva un feeling difficile da definire. Le partite a biliardino nel motorhome, le bagarre con le moto da cross sulla pista della Cava (a Pesaro), le sedute in palestra, le uscite con gli amici: Marco e Valentino erano davvero due amici per la pelle. Per questo il fatto che Rossi abbia involontariamente partecipato all’incidente fatale del Sic, è un atroce scherzo del destino che rende ancor più ingiusta questa tragedia.
Motorsports-we: Simoncelli
Buon viaggio Marco, Jimi Hendrix delle due ruote. Pilota dai ricci indomabili, dal coraggio incredibile, tutto istinto e talento, dal cuore immenso. Qualità forse troppo belle perché restino a lungo su questa terra.
Stefano DOLCI / Eurosport



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