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Frey: 'Non vedo perchč dovrei andare via da Firenze'

Mar 26 Feb, 09:23 AM


Frey sorride, ciao come va e così via, poi fa saettare un’occhiata sospettosa, cinque parole che aprono la conversazione e potrebberlo anche chiuderla: «Non rispondo a domande cattive».

Siamo sprovvisti di domande buone. Le domande sono domande. Poi dipende dalle risposte. Possono essere intelligenti o banali, superficiali o profonde: e Frey — come vedremo — sa usare bene le parole, è padrone delle sfumature. Attraversa molti argomenti, parla del presente, chiarisce aspetti importanti del suo futuro. Espone un punto di vista che fa riflettere e forse sorprende per l’insospettabile durezza dell’orgoglio, la forza di un campione può essere infinita anche nella permalosità.

Per dare un senso cronologico a questa lunga chiacchierata partiamo da Roma, dal gol di Cicinho con Totti in fuorigioco.

Sebastien, la rete era da annullare?

«E’ inutile fare polemica quando c’è già polemica. Gli arbitri sono sotto stress, tutti i giorni si devono difendere dagli attacchi, il clima è avvelenato. Se poi la moviola dimostra che avevamo ragione ci dispiace, questo è chiaro. Ma in area c’era tanta confusione, capisco che fosse difficile vedere». Ma lei aveva visto?

«C’erano tante gambe, credevo che fossero dei miei compagni, sennò avrei alzato il braccio. Almeno quello...». Ma perché i giocatori della Fiorentina non protestano mai?

«Ormai ce l’abbiamo dentro, ma questo non vuol dire che siamo pronti a subire ogni decisione, comprese quelle sbagliate. Senza mancare di rispetto, né insultare, ma ci faremmo sentire in caso di ingiustizia». Ora bisognerebbe passare alle domande cattive.

«Sentiamo». Dicono che lei abbia comprato o stia per comprare una villa a Milano.

«Falso. Ho già una casa a Milano: è di mia moglie, lei è nata lì». Non è la villa di Rui Costa allora.

«Quando leggo queste cose mi viene da ridere. Pare che io abbia comprato case dappertutto... Non faccio caso a queste cose, ho imparato a difendermi così. Mi disturba semmai qualcos’altro». E’ l’occasione per dirlo.

«Mi sembra che sia dia per scontato il mio buon rendimento. Sono stato giudicato il miglior portiere in Italia negli ultimi due campionati, eppure non se ne parla, o se ne parla poco». Gli attaccanti hanno sempre la precedenza...

«Lo so, questo fa parte del gioco. A Firenze però tutti dicono che ci sono due giocatori più forti degli altri, almeno Mutu e io siamo considerati così, ma le mie prestazioni poi vengono giudicate normali, se non addirittura dovute. Parlo di chi giudica le partite e non dei tifosi, loro mi hanno sempre incoraggiato, sui giornali magari ci sono sempre le foto degli stessi». E’ la vita ingrata dei portieri.

«Sento meno considerazione nei miei confronti... Quando si vince vedo sempre le stesse facce in prima pagina, dico questo senza offendere i miei compagni, questo mai, siamo un gruppo eccezionale, ci vogliamo bene, ci aiutiamo, c’è complicità. Però fateci caso: sui giornali è difficile trovare una mia foto in prima pagina». Precedenza editoriale ai bomber, è difficile cambiare le abitudini.

«Lo capisco, e la mia non è una crisi di gelosia, vorrei solo sentire più calore intorno alle mie prestazioni, mi piacerebbe che non fossero date per scontate. Dopo la partita con la Roma i dirigenti giallorossi mi hanno mandato tanti messaggi per farmi i complimenti. Sono cose che fanno piacere. Sono tornato in campo sei mesi dopo un gravissimo infortunio al ginocchio, tre settimane dopo l’intervento al menisco, quattro giorni dopo la contrattura muscolare. Io ce la metto sempre tutta, voglio giocare tutte le partite con questa maglia». Eppure qualcuno dà per scontata la sua partenza.

«Su questo, come per la storia della villa a Milano, mi viene da ridere». Il presidente Andrea Della Valle ha dichiarato che a giugno vi metterete ad un tavolo per discutere e condividere insieme le scelte.

«E’ un atteggiamento giustissimo. Il calcio è pieno di giocatori che promettono di restare a vita e poi se ne vanno dopo sei mesi... Io faccio parte di un’altra categoria». Quale?

«Io sono rimasto quando la Fiorentina stava andando in serie B, non vedo perché dovrei voler andar via ora che siamo quarti e in lotta per la coppa Uefa. Sarei come minimo uno scemo. Per quanto riguarda il resto io ho già parlato chiaro e non aggiungo altro». Corvino ha convocato una conferenza stampa per dire che la società non cambierà strategia.

«La situazione è chiara». Come quella di Prandelli, che vuole restare a Firenze per vincere.

«Lo conosco bene, vi assicuro che è così. Nel suo grandissimo dolore ha trovato una città che lo ha adottato, ora più che mai crede in questo progetto». Per lei quanto conta, in percentuale, la presenza di Prandelli a Firenze?

«Non faccio percentuali, dico solo che per me è importantissimo. Lavorare con una persona che ti stima è fondamentale. Mi ha aiutato anche con la scelta del mio nuovo preparatore, ha ascoltato le mie motivazioni, poi ha deciso. Lo ringrazio anche per questo». In giro c’è anche un buon difensore, si chiama Nicholas, Frey.

«Mio fratello sta maturando, se ne sentirà parlare anche in serie A, magari non subito, fra poco tempo però». Ci dia un giudizio sui giovani portieri in Italia: chi sono gli emergenti?

«Beh, io sono giovane». Quelli adolescenti allora...

(ride) «Ok. Dico Bassi e Viviano, anche se quest’ultimo l’ho visto poco. Ma me ne parlano molto bene, credo che saranno loro il futuro».  

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