Rosina e Corini bocciati
Con i leader in crisi, il Toro affida al Chino l'operazione salvezza Salvatore della patria: nel Toro l'ufficio nomine di questa speciale categoria non si è mai fermato. Per tutta la stagione si sono alternati nomi (e cognomi) nella dura impresa di far guarire i mali granata con le super prestazioni del singolo. Da Corini a Rosina, passando per Di Michele e Stellone, il Torino le ha provate tutte per pescare dal mazzo l'uomo giusto. Tentativi falliti e l'ultima nomination coinvolge l'uomo che ha le qualità per esserlo, ma non il fisico per riuscirci.
Walter Novellino, dopo i pensieri pasquali nutriti dalle tre sconfitte consecutive, ha deciso di affidarsi e affidare il Toro ai piedi fatati di Alvaro Recoba. L'allenatore granata vede la salvezza nei numeri del Chino e per questo motivo ha deciso di puntare fortemente sul suo recupero per vincere la bagarre. Memore dell'impresa col Venezia, Recoba segnò 10 gol nelle 19 partite da gennaio a giugno 1999, Monzon vuole consegnare il destino del Toro al fantasista uruguaiano. Forse un azzardo, visto che il Chino non gioca un'intera partita dal 13 gennaio (sconfitta interna col Livorno) e in totale ha collezionato solo 855 minuti in campionato (16 presenze: 9 volte titolare e 6 volte sostituito), segnando una sola rete al Palermo. Mancano i gol, le punizioni e gli assist di Recoba a questo Toro (che oggi torna a parlare dopo due mesi di silenzio stampa), ma nella disperazione Novellino è deciso a stuzzicare l'orgoglio del suo figlioccio. Ieri, alla ripresa degli allenamenti, l'ha coccolato a lungo e poi l’impegnato in una sessione supplementare e personale di mezz’ora a base di punizioni, scatti, tiri, movimenti e lanci. Un segnale concreto per ritrovare un campione, anche part time, nel momento più difficile della stagione. Quasi un paradosso, però, per un tecnico che sì ama il «Cigno» (lui lo chiama così), ma che cortesemente aveva fatto capire a Cairo di non volerlo per non far saltare gli equilibri di una squadra che vantava già due fantasisti come Rosina e Di Michele. Recoba alla fine è sbarcato al Toro come capriccio del presidente, ma tra infortuni ed incertezze ha confermato l'equivoco previsto da Novellino. Ora si punta su di lui, però il rischio di bruciare anche l'ultimo salvatore della patria è alto. Stesso destino in precedenza era già toccato a giocatori più in forma e vogliosi di lui. L'ecatombe non ha trascurato nessuno. Eugenio Corini, capitano ombra e faro del centrocampo, era il primo colpo estivo di Cairo, ma causa età e crisi generale del Toro non ha potuto fornire il suo contributo. Nelle ultime nove partite è partito sei volte dalla panchina e il suo carisma di leader è svanito in fretta, al punto che difficilmente rinnoverà il suo contratto. Il secondo nominato granata fu David Di Michele in pieno autunno: un genio invocato dal presidente durante i tre mesi della squalifica per far segnare valanghe di gol al Toro. In questi cinque mesi l'attaccante ha faticato troppo per tornare ad essere pericoloso: ha segnato quattro gol in 18 partite, ma si è divorato almeno il doppio delle reti. La speranza tradita ha coinvolto anche Stellone. Non solo talismano del Toro (otto risultati utili consecutivi con lui in campo), ma anche uomo della provvidenza pescato dalla tribuna e capace di rigenerare un reparto anemico (gran gol alla Reggina e doppietta al Parma) e sconvolto dalle voci del calciomercato invernale. La magia è svanita a Cagliari ed ora la sua lotta si è trasformata in una guerra ai mulini a vento per quanto è solo in attacco. Peggior destino, però, è toccato ad Alessandro Rosina. Da simbolo del nuovo Toro a dubbio tattico di Novellino, da capitano granata a disperso goleador (ultima rete su azione contro il Cagliari lo scorso 27 ottobre). Novellino lo aveva battezzato come salvatore della patria, ma si è rimangiato in fretta la nomina e il posto da titolare. Almeno in questo Monzon è coerente: ad ogni partita una formazione diversa e un nuovo condottiero su cui puntare.
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