Eurosport - mer, 26 mar 23:30:00 2008
Venerdì a Lubiana i Ministri degli Esteri europei discuteranno a proposito della crisi tibetana e degli eventuali provvedimenti da proporre
Dopo la presa di posizione del presidente francese Nicolas Sarkozy, dichiaratosi pronto a boicottare la cerimonia d'apertura olimpica, venerdì toccherà ai Ministri degli Esteri europei discutere a proposito della crisi tibetana che sta sconvolgendo la marcia d'avvicinamento a Pechino 2008.
Giovanna Melandri, Ministro per le Politiche giovanili e le Attività sportive, spera che dall'incontro di Lubiana possa uscire una linea comune europea per affrontare il problema del Tibet. "Pensare che il boicottaggio non sia la soluzione auspicabile - ha dichiarato - non significa escludere che i governi, in assenza della cessazione delle violenze e della ripresa del dialogo, possano comunque decidere altre misure per mandare un segnale forte alla Cina. Penso ad esempio che l'eventuale assenza di rappresentanti politici ai Giochi di Pechino possa essere una via praticabile se le cose non cambieranno. È soprattutto importante che l'Europa si pronunci con una sola, chiara e forte voce contro la violenza su civili e monaci inermi e adotti una linea di condotta comune nei confronti delle Olimpiadi".
Le parole pronunciate da tutti i politici durante l'ultimo mese, però, non hanno cambiato di una virgola l'atteggiamento del governo cinese che continua a far filtrare informazioni tendenziose riguardo agli scontri di Lhasa, mentre per il CIO la priorità sembra sempre più il percorso della fiaccola olimpica piuttosto che le vite che ogni giorno vengono spezzate in una catena d'odio senza fine.
Jacques Rogge, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, ha sottolineato in più occasioni come il CIO sia "un'organizzazione sportiva" e non "un organo politico né un'organizzazione non governativa", di conseguenza l'obiettivo rimane quello di "preparare i Giochi Olimpici nel modo migliore".
Le Olimpiadi, però, sono molto più che un evento sportivo e il simbolo dei Cinque Cerchi ci ricorda sempre come lo sport debba essere promotore dei valori di uguaglianza e libertà, sentimenti che nel terzo millennio sono rimasti seppelliti sotto una valanga di biglietti verdi.
Luca Stacul / Eurosport