Il rischio che parecchi Paesi europei e non solo boicottino le Olimpiadi di Pechino 2008 non e` per niente concreto. Lo scenario delle rivolte in Tibet represse in modo autoritario dalle autorita` cinesi non e` passato inosservato e ha suscitato le reazioni di tutto il mondo politico, ma non sembra poter portare a un massiccio rifiuto a partecipare da parte delle Federazioni di tutto il mondo. Pare comunque che saranno in molti a disertare la cerimonia di apertura dei Giochi estivi dell`8 agosto prossimo, per non `mescolare` sport e politica.
Il primo a dichiarare la sua probabile rinuncia e` stato il presidente francese Nicolas Sarkozy, che ha ribadito il concetto anche oggi nel corso di un incontro a Londra con il primo ministro inglese Gordon Brown. Quest`ultimo ha invece assicurato la sua presenza a Pechino, ma non altrettanto hanno fatto sempre oggi il premier polacco Donald Tusk, seguito a breve distanza dai ministri degli Esteri cipriota e danese. `La mia opinione e` chiara - ha detto Tusk - la presenza di esponenti politici all`inaugurazione dei Giochi mi sembra inopportuna` . `Le Olimpiadi devono restare fuori dall`ambito della politica: sono due questioni indipendenti` , ha aggiunto il ministro cipriota Kyprianou. Il collega degli Esteri danese, Per Stig Moeller, ha spiegato il concetto: `Abbiamo ascoltato il Dalai Lama dire di essere contrario a un boicottaggio: perche` allora io dovrei essere piu` `dalai lama` del Dalai Lama?` .
Resta la volonta` da parte del mondo politico di trovare una soluzione alla pesante situazione del Tibet, da settimane teatro di scontri durissimi tra forze di polizia legate al Governo centrale cinese e i manifestanti che chiedono piu` autonomia per la regione. `Bisogna intavolare un dialogo che permetta di trovare una soluzione pacifica` , ha concluso il ministro cipriota.
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