Meno due. Andrew Howe si sta concentrando in vista delle prima giornata del salto in lungo in programma mercoledi`. Mancano meno di 48 ore all’appuntamento in pedana e il 22enne, punta di diamante della Selezione azzurra ai Mondiali di Osaka, e’ pronto per la qualificazione, “che rimane la cosa piu` difficile” . Perche’ come insegna la finale dei 100 metri maschili, rilassarsi troppo prima della finale non fa bene. Ne sa qualcosa Asafa Powell: “Che Gay fosse piu` forte lo avevo capito in semifinale. Se rallenti in batteria, nei quarti e nella semifinale, alla fine rallenti anche nella finale” .
“Queste cose si imparano con l’esperienza” , prosegue Howe, che ha lavorato tutto l’anno per arrivare al massimo della forma all’appuntamento iridato, “e spero di esserci riuscito. Ci studieremo nelle qualificazioni, che saranno una opportunita` per lanciare dei messaggi agli avversari. Se faro` bene il primo salto sara` un buon segnale” . Il giorno successivo poi, in finale, “puo` succedere di tutto. Il favorito resta il panamense Saladino – spiega l’azzurro - Ha dimostrato di valere costantemente sopra gli 8.50 ma ha gareggiato tanto” . Una scelta opposta rispetta a quella di Howe, che nella corsa alle medaglie mette anche gli statunitensi Pate e Phillips.
Tecnicamente Andrew, con l’aiuto del responsabile federale Claudio Mazzaufo e della madre, Renee Felton, sembra essere a posto. “Ho cambiato la ricorsa due volte. Quella degli europei di Goteborg era lunga 50 metri e all’inizio della stagione l’ho portata a 52.30 ma i passi erano troppo ampi. Poi ho scelto una via di mezzo portandola a 51.50 con 22 appoggi (se non consideriamo il preavvio). Mi sono trovato bene soprattutto a Padova, meno al Golden Gala, ma a Roma c’era una situazione particolare” .
Insomma, “in pedana sara` una guerra, ci teniamo tutti a ben figurare” , conclude Howe, una `Fiona May` al maschile. “Sono onorato, spero di ripercorrere le sue gesta. Quest’anno sono nono al mondo, se avessi saltato qualcosa in piu` sarei arrivato qui con una determinazione diversa, avrei potuto incutere maggiore soggezione agli avversari ma forse e` meglio cosi`: sono come un serpente sott’acqua che nessuno vede ma potrebbe uscire da un momento all’altro” . Del resto, a 22 anni c’e’ tutto il tempo per crescere ancora. “Comunque vada saro` soddisfatto, perche` il mio obiettivo rimane Pechino” .
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