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Bianchini-Galassi come Mazzinghi-Benvenuti in rosa

Ven 28 Mar, 04:06 PM


Un match molto atteso per mondiale mosca WBC, tra la titolare Stefania Bianchini e la sfidante Stefania Galassi. Una sfida ricorda quelle indimenticabili tra Mazzinghi e Benvenuti. Molte le similitudini, in particolare quelle tecniche, la milanese e` una guerriera a tutto tondo dal temperamento caliente, una che vive il match in modo epidermico e si carica pensando alla battaglia da affrontare. Molti l’hanno scoperta adesso, in verita` e` sempre stata cosi`. Ha dentro quel sacro fuoco che connota i purosangue. Non altrimenti metterebbe tra i match preferiti, lo scontro Diego Corrales e Jose` Luis Castillo un festival di colpi, riservando tra le colleghe, un occhio di riguardo all’olandese Lucia Rijker, che e` tutto un programma.

Prendere o lasciare, questo e` il Mazzinghi in rosa, che sa anche essere graziosa ed elegante, avendo gusto e cultura, visto che tra laurea e master ha tutto della donna di successo.

Per contrappunto, Simona Galassi il Benvenuti della situazione: tutto stile e compostezza, la scherma fatta abitudine e la precisione come etichetta personale. Una sfidante che incanta perche` ha il sorriso della tranquillita` scritto sul viso, che potrebbe essere quello della ‘pierre’ di una grande azienda o insegnante di ruolo, unite al linguaggio forbito. Nulla di usurpato, anche la romagnola ha la sua bella laurea e non disdegna le buone letture. Ha meno impatto mediatico perche` i sentimenti li centellina, ma quando li esprime capisci che sono come gocce di rugiada, trasparenti e fresche.

Ed e` proprio il contrasto nel modo di porsi che ha acceso la rivalita`, il tifo tra le sponde opposte.

Nel nostro forum, questa situazione e` specchiata in modo emblematico, i pareri divergono e si moltiplicano, diventando un tavolo di discussione come non era mai accaduto per un match femminile. Il bello e` che intervengono amici in passato assenti in questa branchia rosa della boxe. Nata legalmente solo nella seconda meta` degli anni ’90 in Italia e riconosciuta agli albori del 2000 dall’EBU. Idem dalle sigle maggiori, partendo dal WBC, non pero` la prima a dare ufficialita` e consistenza ad un movimento che ha alle spalle oltre un secolo e mezzo di vita. E’ vero, le antesignane che alla fine del 1800 ruotavano tra l’Inghilterra e gli USA, rappresentavano pulviscoli di attivita` e la loro apparizione era molto folcloristica. Anche se grazie a quel seme sono poi cresciute le nipotine che un secolo dopo avrebbero messo un punto fermo sul movimento. Oggi talmente radicato che bussa con molta convinzione alle porte del CIO, per far parte della famiglia olimpica. Sara` dura, ma le donne sanno che nulla per loro e` facile quando chiedono spazi nuovi. Per questo dovessi scommettere qualche euro, punterei sul loro successo, magari dopo Londra 2012, ma alla fine ci arrivano.

Da noi questa sfida e` la prima ad avere l’attenzione reale dei media e delle grandi emittenti. Ne hanno parlato importanti quotidiani stranieri, addirittura giungeranno inviati dall’estero. Cose mai viste. In precedenza si e` sempre trattato di curiosita`, un fatto di costume, non di pugni. Come al solito giungiamo in ritardo, dopo un tragitto per nulla facile. Le normative italiane sono molto severe, le visite mediche hanno un che di accanimento, ma vogliamo pensare che tutto venga fatto a protezione dell’atleta. Unico neo, costano un capitale e debbono essere fatte a Roma! Speriamo che questo assurdo torni alla precedente normativa, che indicava la regione di residenza abile alle visite. Siccome era di buon senso e` stata subito cancellata.

Per capire meglio, nel ’97, un anno dopo l’entrata in funzione del decreto ministeriale, partorito dopo mille ostacoli, che avallava a tutti gli effetti la pratica pugilistica femminile, al Palalido di Milano, per un visto FPI in ritardo, arrivarono i carabinieri a bloccare l’europeo tra la Tabbuso e l’inglese Sutcliffe. Dicevamo in ritardo sul mondo. Pensate che il 20 aprile 1995 (tredici anni fa) all’Aladin di Las Vegas, uno dei superhotel sulla ‘strip’ della megametropoli del gioco d’azzardo, venne allestita una serata in rosa con sei mondiali per la WIBF che, non va dimenticato, e` stata la prima sigla a riconoscere la boxe femminile, sotto la spinta di Barbara Buttrick, l’inglese che rappresenta un punto di riferimento incancellabile. Chi segue la boxe femminile ricordera` l’evento. Combatte` anche Regina Halmich, battuta dall’italo americana Yvonne Trevino, un mancina dal pugno killer. La tedesca era ancora implume ma fu eroica prima di cedere alla potenza della rivale. Bonnie Canino detta “The Cobra” nei piuma, si impose su Carol Stinson, la belga Daniella Somers tra i 61 kg. spedi` ko la favorita norvegese Helga Risoy, mentre la superpiuma messicana Laura Serrano la ‘Poeta del ring’ impiego` sette round a distruggere l’irlandese Deirdre Gogarty. Nei supermosca si impose l’altra oriunda messicana Delia “Chiquita” Gonzales battendo l’olandese Fienie Klee. Infine, l’indiana d’America, Mary Ann Almager si impose con un devastante sinistro sul viso di Deirdre Nelson al secondo round e colse il titolo dei medi jr. Serata che scrisse una pagina indimenticabile per la boxe femminile. Proseguita negli anni sia pure con alti e bassi, mentre l’Europa si e` mossa qualche anno dopo. Ma ha recuperato in alcune categorie, grazie all’organizzazione tedesca, ma pure con diverse oasi come Francia e Olanda, Svezia e Irlanda. Ultimamente anche l’Est Europa sta muovendosi. Meno in Inghilterra dove pur essendoci un buon movimento di base, gli organizzatori snobbano le donne sul ring.

L’Italia ha sempre avuto numeri minimi, ma li ha gestiti al meglio. Grazie all’intuito degli organizzatori, che cercano di evitare ostacoli troppo impervi alle atlete. Come fanno le altre nazioni. Accade cosi` che ogni paese gioca al meglio su determinate categorie e le diverse sigle, come tra i maschietti, permettono la pluralita` di titoli negli stessi pesi.

Situazione nata anche grazie alle nostre pioniere, quelle che negli anni ’90 combattevano sui ring d’Europa senza alcuna protezione. Ricordiamo Paolina Danieli, Francesca Tagliabue, Samba Longa, Giovanna Neglia, Maria Panera, Monica Rinaldi, Michela Barnini come Maria Rosa Tabbuso e l’attuale campionessa che nelle prime classifiche indicavano come Stefania Bianchi. Non dimenticando la palermitana Francesca Lupo, che non ebbe paura di andare in giro per l’Europa, vincendo spesso e negli USA, dove seppe farsi rispettare. Tento` due volte il mondiale WIBF nella categorie minime, ma non fu fortunata. Contro la Halmich in Germania e la Zamarron nel Texas, era illusorio pensare a vincere. Ha combattuto fino a 36 anni. Peccato venga poco ricordata. Possiamo anche aggiungere Sonia Grande per l’impegno promozionale e Sonia De Biase che arrivo` all’europeo minimoca nel 2003, tipetto dal pugno soporifero.

Statisticamente la prima campionessa d’Europa italiana fu Stefania che il 4 maggio 1999 ando` nella tana danese di Sengul Ozokcu, africana imbattuta e protetta, con all’angolo Mario Loreni e il maestro Stefano Sirtori, che nel ’96 la porto` alla boxe, dopo anni di arti marziali ad altissimo livello. A Copenaghen travolse la rivale conquistando il titolo WIBF che allora era l’unico riconosciuto. Per l’EBU fu invece l’umbra Maria Moroni, diretta da Sergio Cavallari, a cingere la fascia nei piuma, battendo la francese Nadia Debras a Spoleto il 2 agosto 2002. La Moroni era una mancina molto elegante che piaceva al pubblico. Peccato che dopo la sconfitta, che ritenne ingiusta, con la bulgara Ivanova (ancora oggi in attivita` e ai vertici europei) decise di lasciare. Non conosciamo la vera motivazione, ma sicuramente avrebbe potuto dare ancora molto.

Oggi la piccola Italia al femminile, oltre al mondiale di Stefania, detiene tre europei con Galassi (mosca), Tabbuso (supermosca) e Pantani (supergallo). Recenti i passaggi nella scuderia di Loreni di Valeria Imbrogno e Loredana Piazza, gia` azzurre e campionesse italiane. Come lo e` stata Laura Tavecchio, la comasca a sua volta passata col manager bresciano, che ha gia` programmato a ottobre, dopo alcuni test, l’europeo dei superpiuma o leggeri. Poche ma brave. Anche se non proprio verdi. Peccato che altre stentino a compiere il salto. In particolare la perugina Laura Tosti di 23 anni, una piu` che onorevole attivita` internazionale con podi europei, in breve potrebbe diventare il terzo incomodo nei mosca. Al momento sembra restia al passaggio.

Veniamo al confronto di Forli`, allestito dalla OPI2000 di Salvatore e Cristian Cherchi, che gestiscono la sfidante. Non e` stato facile, ma alla fine, coinvolgendo le amministrazioni di Forli`, Bertinoro e Forlimpopoli, hanno realizzato davvero una bella riunione.

Chi vincera` la sfida? Domanda che sta scaldando gli animi. Il mio pensiero assegna un piccolo vantaggio alla campionessa. Piu` esperta alla lunga distanza, piu` scafata nel mestiere della boxe professionistica, che e` diversa da quella in maglietta nella quale la sfidante e` una professoressa. In che modo diverge? Chiede una concentrazione maggiore, uno sforzo prolungato che non e` solo fisico, ma molto psicologico. La Bianchini in questo ha sette vite come i gatti. Si rigenera in modo incredibile, anche se non e` piu` un fanciullina. La sua e` boxe operaia, concreta e qualche volta poco pagata. Sia con la cinese Zhang che con l’hawaiana Olszewski a mio parere aveva vinto, ma i giudici videro due pari. Conta poco, il titolo e` suo e le basterebbe un altro pari per tenerlo.

La Galassi ha talento puro, boxe da manuale e un retroterra dilettantistico da cattedratica del settore. Non nego che il suo pugilato e` piu` vicino al mio modo di interpretare la boxe, ma neppure posso dimenticare che contro la francese Hokmi, al primo tentativo europeo denuncio` limiti di tenuta allarmanti. Troppo allarmanti da indicare in quella vista a Bergamo la vera Simona. Undici mesi dopo, sullo stesso ring dove viene allestito il mondiale, quello del Palasport di Villa Romiti a Forli`, si vide una nuova Galassi contro la romena Florea Lihet, dall’illustre passato in maglietta, dominata in lungo e largo, con una facilita` disarmante. Tanto da mettere in dubbio il valore della sfidante. Dimenticando che alla vigilia, in molti sussurravano che la balcanica era un rischio troppo alto come sfidante volontaria.

La chiave di volta e` racchiusa nel rendimento della Galassi, perche` la Bianchini non si concede debolezze. Se la romagnola avra` il fondo per tenere il ritmo alto, muovendosi e colpendo come sa fare, i limiti tecnici della rivale che si espone ai colpi lunghi, nella ricerca della corta distanza. Come e` capitato contro la Olszwski che ha boxe meno schematica ma giostra bene a distanza, e allora i margini per la sfidante potrebbero allargarsi e creare la sorpresa. Diversamente sara` difficile scalzare la Principessa dai guantoni rostrati.

Nel cartellone figura l’ex campione europeo superpiuma Kirakosyan (26+ 5-) che inizia contro il non disprezzabile francese Bonifai (34+31-4=), il recupero per bussare al piu` presto alla cintura del bielorusso Gulyakevich, dal quale venne sonoramente battuto a Milano. anche. Aspettando lo sfidante alla cintura UE mediomassimi, Antonio Brancalion (29+6-2=) scalda i ferri battendosi col transalpino David Greter (11+ 19-2=). In apertura il welter Ottavio Di Leo (1+-0-1=) contro il bosniaco Gogosevic (0+2-) e il leggero Sandon (3+1-) opposto alla scomodo bulgaro Michailov (3+25-1=), un perdente che fa sudare sette camicie.

di Giuliano Orlando

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