Dall'oratorio alla panchina azzurra, dai camion del papà all'Europeo imminente, il tecnico dell'Italia si racconta. Con tante sorprese.
Donadoni: "Io, il ct senza contratto ho imparato a emozionarmi".
Le scelte
"Del Piero? Sei mesi fa non so, ma oggi lo chiamerei al volo. Parlano i fatti. In tanti mi creano problemi di abbondanza". Il futuro
"Il rinnovo mancato? Lo vivo con molta serenità: accettare le proposte che mi hanno fatto era contro la mia dignità". La lezione
"A 9 anni mi proibivano di tirare, così dribblavo tutti e passavo a chi faceva gol. Mai lamentato: ho imparato da mio padre Ercole, in tutta la vita ho fatto il 10% dei suoi sacrifici". La carriera
"Non so quanti scudetti ho vinto, non ricordo il mio gol più bello: da calciatore non ho saputo godermi le emozioni. Le scopro adesso, quando segna uno dei miei ragazzi". I suoi maestri
"Quello vero è stato e resta Bonifacio, che mi portò all'Atalanta: ricordo la sua 500 bianca, ci stavamo in cinque con i borsoni. Mi ha insegnato il rispetto per gli altri". Sacchi e gli altri
"Arrigo fu uno schock enorme, la fatica che si faceva con lui non si può raccontare. Ma prima avevo avuto Sonetti, il mio incubo: sognavo di strangolarlo tutte le notti".
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