Pechino 2008 - Rogge "Boicottare non risolve nulla"

Eurosport - mar, 29 apr 13:24:00 2008

Il presidente del CIO vede nel boicottaggio una manovra inutile per danneggiare i Giochi e invita a riscoprire i veri valori dello spirito olimpico

OLYMPIC GAMES Jacques Rogge - 0

Il dibattito sull'eventuale boicottaggio delle Olimpiadi cinesi in difesa dei diritti umani e per protestare contro la difficile situazione in Tibet ci fa capire come i Giochi siano diventati uno spazio di manifestazione politica e di intreccio tra affari e sport che spesso esula da quello che le Olimpiadi dovrebbero rappresentare davvero.

"Oggi anche la gente più critica si è convinta che il boicottaggio sia inutile", afferma il presidente del CIO Jacques Rogge, spiegando come i precedenti boicottaggi nella storia delle Olimpiadi (come Mosca 1980 e Los Angeles 1984) abbiano dimostrato l'inutilità di questo gesto. "Qualcuno parla di un sabotaggio parziale attraverso la presenza o meno di uomini politici alla cerimonia di apertura, ma questo non può influire sui Giochi. Sono senza dubbio più rassicurato da questo nuovo animo positivo in vista delle Olimpiadi".

"Io credo che questo sia la conseguenza del fallimento dei precedenti boicottaggi", prosegue Rogge. "A Montreal il boicottaggio africano non ha risolto niente. A Mosca molte squadre sono venute ai Giochi nonostante le raccomandazioni al sabotaggio del Presidente Carter e i Giochi furono un successo. A Los Angeles il boicottaggio dei paesi sovietici non ha impedito un ottimo svolgimento dei Giochi. La pubblica opinione ha progressivamente realizzato che il boicottaggio non cambiava la qualità dei Giochi ma, anzi, si rivolgeva spesso contro chi lo sosteneva".

Durante il difficile viaggio della fiamma olimpica molti illustri uomini politici hanno dichiarato che non saranno presenti alla cerimonia di apertura, a partire dal cancelliere tedesco Angela Merkel, fino ad arrivare al primo ministro britannico Gordon Brown e al presidente francese Nicolas Sarkozy.

"Se i politici non ci saranno alla cerimonia di apertura sarà più che altro un dispiacere per gli atleti e per le squadre che sfileranno in assenza dei loro rappresentanti. Per quanto riguarda il movimento olimpico, è solo un problema relativo al rapporto tra gli atleti e i capi politici. Se non ci saranno, sarà un peccato, ma non influirà sulla qualità dei Giochi".

Forse, il segreto starebbe nello scindere un evento sportivo da un affare economico e politico, e riavvicinarsi allo spirito olimpico.

Raffaella Meazzi / Eurosport