Sabato al Croke Park di Dublino Pietro Travagli tornera` a indossare la maglia della Nazionale. L`azzurro lo fara` dopo oltre tre anni dalla sua seconda e ultima apparizione in azzurro. Il mediano di mischia, reduce da un’annata in Inghilterra, si sente un giocatore piu` maturo: ‘L’esperienza a Bath, mi ha arricchito e oggi, al ritorno in Italia, mi sento sicuramente piu` completo. E’ stata un’esperienza importante, nonostante abbia collezionato poche presenze in prima squadra. Ma ho disputato moltissime gare con la seconda formazione. Si tratta di un campionato a parte, che si gioca il lunedi` sera e al quale partecipano anche i giocatori che sono stati in panchina o hanno disputato soltanto pochi minuti nel massimo campionato inglese. E’ comunque un rugby di altissimo livello, seguito anche da 3 o 4 mila spettatori. Anche il modo di allenarsi degli inglesi mi e` servito molto ma il fatto di non essere tenuto in grande considerazione dall’allenatore e di giocare pochissimo in prima squadra mi ha fatto maturare la scelta di andare via. A un certo punto ero vicinissimo a trovare un accordo con un club gallese, mancava solo la firma ma quando si e` fatta avanti Parma, che mi ha dato fiducia, non ci ho pensato su due volte. Anche perche` sono tornato in Patria proprio nella speranza di riguadagnare il gruppo azzurro, cosa che puntualmente e` avvenuta’ .
A pochi giorni dal suo secondo debutto in nazionale, Travagli a un ringraziamento particolare: ‘E per Alessandro Troncon. E’ stato e rimarra` un punto di riferimento per il rugby italiano. Gli devo tutto perche` e` stato prorio lui a convincermi a a giocare a rugby. Siamo tutti e due di Treviso e quando ero piccolo lui era il compagno di banco del liceo di mio fratello Umberto. Avevo 9 anni il giorno in cui era a casa mia, impegnato in un compito di disegno con mio fratello, e mi suggeri` di provare a cimentarmi con la palla ovale. Fino a quel momento avevo provato gia` tantissimi sport: calcio, nuoto pallavolo e persino la scherma, ma nessuno mi soddisfaceva pienamente perche` non riuscivo a sfogare nel modo giusto la mia esuberanza. Ricordo ancora il primo giorno che scesi in campo per giocare a rugby: pioveva a dirotto, ma non ci feci caso. E’ stato amore a prima vista. Ho capito subito che era lo sport su misura per me” .
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