Eurosport - sab, 30 giu 17:35:00 2007
Dopo l'esordio vincente in Copa America, la nazionale peruviana è chiamata a confermarsi contro il Venezuela
Vincere e qualificarsi. Il Perù si appresta ad affrontare i padroni di casa del Venezuela con un carico di fiducia grosso come il 3-0 rifilato all'Uruguay nell'apertura della Copa America 2007. Un partita, quella del Metropolitano di Mérida, che ha messo in mostra una squadra compatta, solida, con ottime qualità individuali. Un eventuale successo consentirebbe al Perù di avvicinarsi in maniera decisa alla qualificazione da prima della classe del Gruppo A. Possibilità che permetterebbe di evitare un quarto di finale da paura contro la prima del Gruppo C, indiziata la favoritissima Argentina.
Ecco perché il commissario tecnico peruviano Julio Cesar Uribe chiede ai suoi grande concentrazione. L'unico dubbio dell'ex giocatore del Cagliari ruota attorno a Pedro Garcia, che potrebbe essere sostituito dal volante Juan Carlos Mariño, protagonista nella seconda parte di gara con l'Uruguay. Per il resto la squadra non cambierà, con in attacco un trio di artiglieri - come li hanno definiti i quotidiani venezuelani - composto da Jefferson Farfàn, Claudio Pizarro e Paolo Guerrero. Cambio in vista anche per i Vinotintos: l'infortunio occorso all'esterno sinistro Jorge Rojas costringe il ct Richard Paez ad apportare un cambio rispetto alla formazione che ha affrontato la Bolivia. In ballottaggio Andrés Rouga e Edder Pérez.
Più che i dubbi attorno alla formazione, a tenere banco sulle pagine dei principali quotidiani locali è la matematica. Il Meridiano, uno dei giornali di Caracas, ha preso ad esempio le ultime edizioni di Copa America, dimostrando come quattro punti significhino qualificazione. Ipotesi probabile, o quantomeno possibile, visto che ai quarti di finale, oltre alle prime due dei tre gironi, si qualificano anche due delle tre terze. Al Pueblo Nuevo dirigerà quell'Armando Archundia che gli italiani conoscono benissimo avendo arbitrato l'ultima semifinale Mondiale tra Italia e Germania.
Andrea Consonni