Tanta rabbia e una grande semplicita’: queste le doti che hanno permesso a Paolo Bettini di vincere ancora i Mondiali. Una vittoria che a Stoccarda e’ dedicata a tanti. Non solo a parenti, amici e compagni di squadra, ma anche ai detrattori. E in Germania ce ne sono stati tanti. Piu’ che il presidente della Federazione internazionale McQuaid – “rappresenta l’Uci, il nostro movimento, dobbiamo lavorare insieme” - Bettini si rivolge a “chi non capisce nulla di ciclismo, e non si puo’ permettere di sparare a zero sul ciclismo. Ma quando fanno arrabbiare Bettini...” .
Succede che il Grillo vince un altro Mondiale, il secondo consecutivo dopo Salisburgo 2006. Una doppietta come Bugno tra ’91 e ’92, e prima di lui i belgi Ronsse (1928, 1929), Rik van Steenbergen (1956, 1957) e Rik van Looy (1960, 1961). “In questo ultimo anno ho imparato a lottare con le difficolta’, oggi non avrei mai creduto di fare un’impresa cosi’. La rabbia era tanta” , ammette Bettini alla Rai.
Una “domenica diversa” per il 33enne di Cecina, che da’ grande merito alla squadra azzurra, coordinata alla grande dal ct Franco Ballerini. “Noi siamo sempre stati molto tranquilli. Avevo detto che c’erano tante prime donne ma non voleva essere una critica. E’ stato il percorso piu’ selettivo degli ultimi anni, ce l’aspettavamo. Per accendere la corsa servivano uomini d’esperienza: ce li siamo giocati bene, tutti. Siamo stati una squadra, alla faccia di tutti” .
Resta un altro anno da fare, sempre con la maglia iridata sulle spalle. “Il primo non e’stato facile, vedremo il secondo. La voglia di piantare tutto qui e’ veramente tanta – ammette Bettini - ma la vita va avanti. Scopriremo giorno per giorno cosa ci dara’ questo nuovo anno” . Il Grillo chiude con un inchino: “Rappresenta la mia semplicita’, i sacrifici di una carriera che qualcuno ha cercato di infangare. Ma non ci riescono, perche’ non hanno niente da provare, e io lo dimostrero’” .
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