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Crisi Milan: manca la `punta` su quell`albero

Lun 31 Mar, 12:39 PM


Un viaggio dentro la crisi, tra i viottoli di quella che e` diventata una salita satanica. Non e` facile trovare un varco per capire, non e` semplice alzarsi sopra la testa di questo Diavolo vinto e stanco per scrutare dall`alto e arrivare a un`affermazione che colga nell`insieme i motivi di una caduta libera inattesa. C`e` chi considera la latitanza del gioco sulle fasce il principale handicap rossonero; chi si chiede se la fatica di produrre azioni ficcanti invece di ruminare calcio sia alla base del fallimento; chi punta il dito contro il logorio di una rosa dall`eta` media che qualcuno ha creduto buona per la geriatria. Di teorie e di mister in punta di divano ce ne sono a volonta`, ma forse e` giusto che a spiegare il crollo (chiaramente cercando di andare oltre alle dichiarazioni fatalmente `aziendaliste`) sia Carlo Ancelotti.

Il tecnico di Reggiolo e` stato cristallino fin dall`immediato dopogara di San Siro nella sera in cui l`Arsenal ha spento la luce europea. Fin dal momento in cui le controindicazioni di cure omeopatiche insufficienti si sono manifestate, facendo uscire la parola `fallimento` dalla nicchia di Milanello in cui un`oculata gestione della comunicazione l`aveva confinata. ` Nella prima parte della stagione non ho avuto alternative in attacco - aveva sostenuto Ancelotti - . Pato non c`era, Ronie era infortunato e come lui Inzaghi `. Eccolo qui il cruccio piu` grande: aver impostato una squadra con un poker di punte che, gia` a pallone ancora fermo, e` parso inadeguato. Le cifre, soprattutto quelle casalinghe, confermano la tesi. Proprio a San Siro, dove le piccole come le grandi aspettano per punire il Milan con ripartenze veloci ed efficaci, sarebbe servito un reparto offensivo in grado di sbloccare le gare e ribaltare la situazione, mettendo Kaka` nella condizione di sfruttare le sue caratteristiche. Invece, in 15 partite al `Meazza` sono arrivati 17 gol, una miseria. Se poi si pensa che cinque li ha incassati il Napoli, cio` che resta e` un pianto greco.

Non solo. Il giocatore che ha totalizzato il maggior numero di presenze nel campionato in corso e` Alberto Gilardino, non esattamente il `prediletto` di Ancelotti. Piu` volte il tecnico rossonero ha sottolineato come la stagione del biellese sia stata particolarmente complicata, eppure l`ex gialloblu` ha dovuto giocare per forza di cose. I gettoni sono 27, i minuti 1748; se si pensa che Kaka` ha disputato 23 partite, restando in campo 200 minuti in piu` del compagno (e il brasiliano e` l`insostituibile di Ancelotti per quanto riguarda l`attacco), la situazione appare chiara almeno nei contorni. Inzaghi ha giocato 738 minuti, Ronaldo appena 319. Pato, poi, ha appena superato quota mille (1064 in tutto), ma e` stato disponibile solo da gennaio in avanti. A livello di reti segnate, il trio Kaka`-Pato-Gilardino arriva a 24...

Che dire? Che Paloschi salvatore della patria a 17 anni e` un rischio non calcolato? Che Pato in versione `Re Mida` a 18 e` altrettanto sconveniente? Si puo` dire tutto, ma non e` corretto prendersela con il destino e i vari acciacchi, piu` o meno gravi, che hanno limitato le punte rossonere. C`era da fare un ragionamento diverso fin dal principio, acquistando un centravanti che potesse colmare la lacuna casalinga, evitando di affidare una stagione intera a un neo-maggiorenne sdoganato a 2008 gia` iniziato e a un Fenomeno di cristallo. Ancelotti e` stato chiaro e indubbiamente si fara` sentire in via Turati: vuole cinque punte, Paloschi compreso, e vuole quell`ariete che il Milan non ha. Il mercato e` alle porte, un`altra gestione poco prudente non potrebbe essere accettata, ne` dal popolo ne` dal timoniere. Le alternative non gli mancano di certo...

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