Non mi sarei aspettato che un rettangolo di stoffa potesse farmi un tale effetto. Era facile immaginare che mi sarei emozionato per le canzoni e per le stelle della musica britannica che si succedevano sul palco (Freddy Mercury pareva davvero lì, allo stadio olimpico). Potevo ipotizzare di commuovermi rivedendo alcune immagini dei Giochi. Ero sicuro che sarei stato travolto dalla festa, tanto da apprezzare persino la reunion delle Spice Girl. E' successo tutto questo, ma non avevo previsto lo sconvolgimento per la bandiera. Quando quella coi cinque cerchi è scesa lungo il pennone ed è stata ammainata, mi è arrivata addosso un'ondata di inattesa malinconia. Mi sono guardato intorno e, sugli spalti, avevamo tutti quella faccia un po' così... Perché quello era il segno definitivo che questa grande avventura era finita. Non sta a me giudicare o fare confronti, ma vissuta "da dentro" è stata una grande Olimpiade. Mi porto indietro, insieme a una valigia che fatico a chiudere, i ricordi di mille facce. Da quelle vincenti di Bolt, Lochte, Phelps, a quelle sorridenti di una signore che mi indicava la fermata giusta dove scendere, da quelle trasfigurate dalle urla e dal tifo sugli spalti, a quelle estasiate della gente al parco olimpico. Mi porto dietro tanti ricordi e qualche storia da raccontare. Ritorno anche con la gioia di 28 medaglie azzurre: era proprio un segno, allora quel gate 28 della partenza, che avevo segnalato in uno dei primi post...
Lascio Londra e nasce un grande interrogativo: come si fa ora a resistere fino a Rio? O anche solo fino a Sochi?




