ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Le ragazze del volley e le strane passioni britanniche

    Diciamoci la verità, le mie conoscenze di volley femminile giapponese erano ferme a Mila Hazuki e Mimì Ayuhara. Sulle italiane vado un po' meglio, ma non sono certo un esperto. Ma quale migliore occasione di una Olimpiade per colmare certe lacune? Ed allora rotta su Earl's Court, impianto nella zona nobile del "West" londinese, che già aveva ospitato le olimpiadi del '48.
    Le azzurre giocavano nella terza sessione di gare, quindi una volta entrato  nel palazzetto trovo gli spalti occupati, bisogna aspettare che finisca il precedente "spettacolo", come al cinema.
    Mi intrattengo osservando i travestimenti da samurai dei tifosi giapponesi e  leggendo i cartelloni con le testimonianze degli olimpionici del 1948, altra epoca: "Hai vinto una medaglia? Ah, bravo, adesso però torna che siamo pieni di lavoro".
    Poi mi travesto da inglese: mi siedo per terra davanti a un maxischermo. Ho notato che gli inglesi adorano sedersi per terra: non solo sui prati, ma anche sui gradini. In pausa pranzo vedi centinaia di manager in giacca e cravatta, che consumano cibo take away seduti per terra.
    Senza accorgermene, guardando la gara di ginnastica, finisce la partita! In un secondo gli spalti del palazzetto sono vuoti: come avranno fatto a farli uscire tutti così in fretta? Comunque, inizia la partita delle azzurre: la prima cosa che salta agli occhi è che hanno una specie di sole disegnato sui pantaloncini. Lo noto perché chiamano gli schemi con le mani dietro la schiena, mica per altro... Gli schemi funzionano, Gioli piazza diagonali a ripetizione, Croce e la difesa non fanno cadere nulla, in breve le nostre sono avanti due set a zero.
    Earl's Court, però, è un covo di giapponesi: sono tantissimi e tutti forniti di bandierina col Sol Levante. Per chi arriva impreparato, fuori dagli impianti ci sono ragazze che per una modica cifra ti disegnano bandiere sulle guance. Comunque, i ripetuti cori Nippon-Nippon scuotono le nipotine di Mila che vincono il terzo set e ci fanno sudare il quarto, praticamente deciso da un nostro punto in bagher (!). Vittoria, esultanza smodata di noi italiani in tribuna e inizio della seconda gara, quella dei padroni di casa. Di colpo, il palazzo è mezzo vuoto: parte degli italiani e dei giapponesi se ne vanno, e gli inglesi non paiono troppo interessati. Ok, lo spettacolo tecnico non è paragonabile a quello della partita precedente, ma il gusto sportivo dei britannici è strano. Ieri erano in 50mila a vedere il cross country ( più milioni davanti alla tv): l'equitazione va forte, anche perché c'è una nipote della Regina, Zara Phillips, in corsa. Cavalli, ciclismo, ginnastica la fanno da padroni, poco interesse per gli sport di squadra, calcio a parte. Chiedo spiegazioni a un locale: "Pratichiamo poco gli sport che non abbiamo inventato noi". Scarsi, ma con orgoglio...

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