Mamma mia, e questo è solo il primo giorno. No, non sto parlando delle cinque medaglie azzurre. Nonostante la pioggia di metalli preziosi arrivata con fioretti, archi e pistole, la mia prima giornata di gare era focalizzata sul nuoto. E anche se non ho sentito l'inno di Mameli, non sono affatto pentito: Aquatics Center, due sessioni, una di mattina, con le batterie, l'altra serale, con i primi podi. Il menu era ricco, con una delle nostre maggiori speranze di medaglia in piscina, Scozzoli, e la prima sfida Phelps-Lochte. Beh, Fabio è andato alla grande: in mattinata è sceso per la prima volta sotto il minuto, ma andavano tutti fortissimo, e si è qualificato come dodicesimo. In semi ha limato un altro mezzo secondo, chiudendo col secondo tempo e facendo saltare la piccola curva italiana che avevo intorno. Domani, per la finale, c'è eccome. Ryan Lochte, poi, ha polverizzato Phelps, finito addirittura fuori dal podio: l'americano (quello vincente) può diventare uno dei personaggi dei Giochi. Aggiungeteci un primato del mondo, della 16enne cinese Ye Shiwen, e le finali conquistate da Luca Marin e Ilaria Bianchi: una giornatona.
Ma è l'ambiente quello che mi ha dato quel qualcosa in più: gli atleti qui non sono icone irraggiungibili. Stamattina, dopo le gare, sono uscito e mi sono trovato a fianco una nuotatrice sudafricana, in ciabatte e capelli bagnati, che piangeva al telefono. All'uscita del pubblico un gigante sloveno dopo le "vasche" si è fatto venire a prendere dalla fidanzata e un paio di amici "Adesso puoi venire a bere una birra?" gli hanno chiesto quelli. E lei: "No, non può". Il gigante non era più così enorme.
E poi ci sono gli spalti: l'Aquatics Center ha tribune supplementari che verranno tolte a giochi finiti. Io ero in quella zona, piuttosto in alto.
Beh, la sera, qualche fila davanti a me si è seduto uno piuttosto alto: era Kobe Bryant. Non a bordo piscina, ma quasi in piccionaia, coi vicini di posto che non smettevano di scattargli foto. Se n'è andato un po' prima, come altri: con un po' di intrapredenza, a gare finite si può scendere fino quasi a bordo piscina. Ieri sera mi sono goduto da lì la premiazione della staffetta femminile 4x100 vinta dall'Australia. Al mio fianco, noto una donna scatenata: piangeva, rideva, si sbracciava. Mandava segnali a una delle ragazze sul podio, Cate Campbell. Era la mamma: la figlia era sul podio in mondovisione e lei non sapeva più cosa fare. Ho temuto che scavalcasse. Invece Cate l'ha salutata, le ha lanciato il bouquet di fiori, e la mamma ha ricominciato a piangere felice. Ah, in giornata sono passate anche la Regina e Michelle Obama. Ma loro erano un po' più distanti, più protette: l'Olimpiade è democratica, ma non esageriamo...



