Spesso nel calcio le partenze troppo "forti" si rivelano un boomerang (a proposito di Australia). E' un dato di fatto. Quanti calciatori, anche nel campionato italiano, si sono presentati con gol o grandi prestazioni per poi trasformarsi in cocenti delusioni in seguito? Per questo non è detto che l'esordio con sconfitta di Alessandro Del Piero con il Sydney Fc alla prima giornata, il 2-0 subito in Nuova Zelanda a Wellington, debba per forza far già scattare un campanello d'allarme.
Chiaro, tutti si auguravano un debutto decisamente diverso. La società e il popolo italo-australiano. Dalla mattina dello scorso 16 settembre, tre domeniche fa esatte, infatti, Sydney è infatti diventata una città juventina, grazie all'entusiasmo di una comunità che ha ritrovato grazie all'arrivo dell'ex capitano bianconero, la passione per il calcio che la lontananza aveva "addormentato". Striscioni ovunque, un nuovo Juventus Club, bar tappezzati di foto di Del Piero e ritagli di giornali (fate un salto al Bar Sport di Leichardt, il noto quartiere italiano di Sydney), e caccia al biglietto, introvabile per le prossime tre gare casalinghe. Senza dimenticare il merchandising, che ha polverizzato persino il rugby: nel negozio ufficiale del Sydney Fc, fuori dall'Allianz Stadium, si parla di 500 magliette numero 10 vendute al giorno. Alla "non modica" cifra di 160 dollari australiani.
Questa la cornice che ha preceduto l'esordio di Alessandro Del Piero con il Sydney Fc. Attesa, vanificata dalla sconfitta dei "blues" contro la non irresistibile (ma hanno corso davvero più forte) unica "kiwi" della Hyunday A-League. Giornata iniziata con grande carica, voli dall'Australia alla Nuova Zelanda con passeggeri indossanti la maglia numero 10 di Del Piero (Sydney o Juve, poco importa), pub di Sydney strapieni con posti prenotati e sedie introvabili già molto prima delle 16,30 (il calcio d'inizio era alle 19,30, ma a Wellington il fuso orario è avanti 3 ore), e anche qualche carosello nelle strade della più importante città australiana. Poi è scesa la pioggia a Wellington. In tutti e due i sensi. Una pioggia che ha anche ridotto il pubblico a 12mila unità (sulle 36mila del Westpac Stadium), quando se ne attendevano almeno 20mila.
Del Piero ce l'ha messa tutta. Ha giocato 90 minuti senza avere una partita vera con i suoi nuovi compagni alle spalle. Si è dato da fare, ha tentato di dialogare e cercato di persona la conclusione in porta, ma non è bastato. Bestia nera il Wellington Phoenix per il Sydney Fc è stato l'anno scorso (3-2 nell'ultima gara stagionale), bestia nera è rimasto quest'anno. Un tabù quello contro gli uomini di Ricky Herbert (tecnico della Nuova Zelanda contro l'Italia nel 2010 in Sudafrica, nella quale giocavano anche il portiere Paston ed i laterali Bartos e Lochhead, ieri in campo), che Del Piero dovrà sfatare appena presa confidenza con il calcio australiano. Perché, è fuori discussione, le vittorie e i gol arriveranno. Magari già sabato, contro i Newcastle Jets di Emile Heskey (arrivato, insieme al giapponese Ono, sull'onda dell'effetto Del Piero). Va bene steccare in Nuova Zelanda, ma la prima in casa non si potrà davvero fallire.
Gian Marco GANDINI

