Quando mai è accaduto che il Barcellona di Pep Guardiola perdesse due partite di fila? Ce lo siamo chiesti un po' tutti nel post-partita di un Clasico che potrebbe segnare un solco determinante tra ciò che è stato e ciò che sarà del calcio europeo. Perché la sfida di sabato sera era quella tra le due squadre più forti al mondo. E a spuntarla è stato il Real Madrid, che ha messo al tappeto un gruppo capace di entrare nel novero delle squadre più forti di sempre in nemmeno quattro anni.
Bene, la risposta alla domanda arriva subito e fa nascere un altro interrogativo, quello più importante. Il "Pep team" ha perso soltanto due volte due partite di fila. Tra il 17 e il 23 maggio 2009 - quando i blaugrana si erano già laureati campioni di Spagna e si preparavano alla finale di Champions League (poi vinta a Roma con il Manchester United) - e tra il 26 e il 29 agosto 2008, l'unico precedente in cui i catalani non andarono a segno. Si tratta di Wisla Cracovia-Barcellona 1-0, ritorno dei preliminari di Champions con la qualificazione già ipotecata, e Numancia-Barcellona 1-0, prima partita di Guardiola nella Liga.
In quest'ultimo caso, si tratta dei primissimi esordi del "new deal" catalano. E qui sorge la domanda spontanea: che il Barcellona si sia ripiegato su se stesso e questo sia il primo scricchiolio di un crollo imminente? Dovendo per forza di cose azzardare una risposta prima che sia la storia a emettere la sentenza definitiva, verrebbe da dire che soltanto il Chelsea ci dirà come stanno realmente le cose. Eppure, gli elementi di preoccupazione ci sono tutti.
Il primo sta nella condizione atletica dei catalani, che sia a Stamford Bridge ma soprattutto sabato sera al Camp Nou sono parsi abbastanza appannati specie negli uomini chiave. Xavi, Iniesta e Messi - il trio che fa la differenza - ha messo in mostra pericolosi passaggi a vuoto e questo è il problema principale che Guardiola deve fronteggiare. Anche se è bene ricordare che tutte e due le ultime sconfitte sono giunte in condizioni meteo che incidono non poco sulle prestazioni dei piccoli catalani. Quando piove, il Barcellona imbarca acqua. E chissà quali saranno le previsioni per martedì sera al Camp Nou, quando il Chelsea dovrà difendere l'1-0 dell'andata.
Volendo scavare più nel profondo, però, si scopre che un male latente di questo Barcellona è anche quello che sinora è stato un punto di forza. Ci riferiamo alla gestione di Guardiola, che in questa stagione ha continuato a cambiare assetto tattico disorientando gli avversari prima e la propria squadra poi, come è sembrato chiaro nel ko del Clasico. Quando oltre alla formazione sbagliata si è aggiunto un altro elemento da tenere in conto: la testardaggine del tecnico stesso, che ha atteso il 69' per inserire Alexis Sanchez e mutare appena le pedine della propria scacchiera, quando avrebbe potuto quanto meno prendere alcuni accorgimenti a gara in corso (perché tenere Dani Alves alto per tutta la partita quando il brasiliano non saltava mai Fabio Coentrao?).
Testardaggine pura, un fattore che spesso si palesa quando i cicli si avvicinano alla fine e chi tiene le redini della squadra si incancrenisce in tematiche tattiche stucchevoli (l'esempio di Arrigo Sacchi vale su tutti). Guardiola, quindi, prima di pensare alla rivalità con José Mourinho dovrà pensare ai paragoni con se stesso. E dare risposte più esaustive di quelle fornite a caldo, quando a chi gli chiedeva il perché dell'esclusione di Gerard Piqué ha ribattuto con un "le mie scelte hanno sempre delle motivazioni" che vuol dire tutto e vuol dire niente.
Già, poi c'è anche questo problema non da poco da tirare in ballo. Il Barcellona può confermarsi ad altissimo livello senza il miglior difensore in rosa? Certo, è vero che Piqué spesso non è stato all'altezza della situazione e pare essere distratto più da fattori extra-calcistici (sì, chiaro, facciamo riferimento alla relazione da "tabloid" con Shakira e dalle molteplici paparazzate che hanno invaso la stampa spagnola), ma se Guardiola vuole portare a casa qualcosa anche quest'anno (dopo Supercoppa di Spagna, Supercoppa Europea e Mondiale per Club - "piccole coppe", per dirla alla Mourinho) deve per forza di cose scendere a patti con il centrale difensivo sul quale ha costruito le fortune di una squadra che ha sempre attaccato tanto e incassato pochi gol.
Tutti fattori che devono cambiare orientamento in fretta, perché se martedì sera il Barcellona non ribalterà la partita con il Chelsea la stagione potrà davvero considerarsi fallimentare. Andare in finale di Champions League, invece, rimetterebbe tutti i tasselli al posto giusto. E i catalani avrebbero un mese per recuperare energie - la Liga tanto se ne è andata - in vista dell'atto decisivo dell'Allianz Arena. Si può sperare? Sì, anche se il tempo stringe.
P.S. A proposito delle sconfitte del Barcellona e dei ricorsi storici, viene da ricordare la situazione di un anno fa. Quando i catalani furono sconfitti dal Real Madrid nella finale di Coppa del Re e Mourinho sembrò, esattamente come sembra ora, aver dato la svolta al confronto con i blaugrana. Anche quella volta decise Cristiano Ronaldo e anche quella volta eravano nel cuore della volata finale. Era il 20 aprile, il ko di sabato è arrivato il 21 dello stesso mese. Un anno fa, il Barcellona messo spalle al muro reagì andando a vincere 2-0 al Bernabeu soltanto una settimana dopo e ipotecando l'accesso alla finale di Champions League poi vinta di nuovo con il Manchester United. La storia si ripeterà?
Di Mattia FONTANA (Twitter: @mattiafontana83)
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