
Il Barcellona in 11 contro 10, ad assaltare quell'area senza risultato quell'area a sinistra delle telecamere, con la linea di porta che si trasforma, di minuto in minuto, in una muraglia invalicabile, trasformando Messi in una persona normale, trasformando il Barça in una squadra incapace di superare un ostacolo muscolare e psicologico evidentemente invalicabile.
Nel 2010 era Barcellona-Inter, nel 2012 è Barcellona-Chelsea, ma da quasi ogni punto di vista è stata la stessa partita, la stessa musica, almeno in un secondo tempo di pura tensione, condito persino dal gol in fuorigioco che avrebbe ribaltato tutto, ma non è servito a nulla: era stato Bojan contro i nerazzurri (in posizione dubbia), è stato Sanchez contro i Blues, questa volta con un offside più evidente (di Dani Alves).
Corsi e ricorsi storici per dimostrare come si può battere il Barcellona: gabbia con rete a maglie strettissime attorno a Messi, difesa all'arma bianca a 25 metri dalla propria porta, un portiere in serata (anzi, serate) di grazia, contropiede e cinismo assoluto sotto porta. Facile a dirsi, difficile a farsi, come dimostra la rarità degli esempi.
Casi che comunque hanno un denominatore comune, José Mourinho: lui disegnò il Chelsea dei gladiatori che ora - nella sua versione 2.0 - ha battuto i marziani catalani, lui era alla guida dell'Inter del Triplete 2010 e lui, ancora lui, sta detronizzando il Barça nel campionato spagnolo. La tipologia di gioco dello Special One si può certamente criticare, ma si è ormai dimostrata l'unica efficace di fronte a Messi e compagni.
Poi, va detto, Guardiola ci ha messo del suo: ha insistito sulla difesa a tre sguarnendo le fasce laterali e obbligando i suoi ad attaccare costantemente al centro, dove il muro del Chelsea era più solido, e poi ha stupito anche con i cambi: prima Cuenca e poi Tello, mentre Pedro rimaneva seduto, per non parlare di Keita al posto di Fabregas, una sostituzione "fisica" che però stride di fronte all'evidente divario individuale.
Una serie di particolari che hanno contribuito al risultato più incredibile che ci si potesse aspettare, condito anche dal goleador meno pronosticato, quel Fernando Torres che per una notte è tornato ad essere decisivo, dimenticando un anno e mezzo da ectoplasma coperto d'oro. Ma tutto ciò non sarebbe bastato senza quel pizzico di contributo della sorte, che in questi casi è sempre fondamentale: il Chelsea si è preso la sua rivincita dopo l'incredibile semifinale del 2009 targata Ovrebo, passando il turno questa volta con 4 tiri in porta e 3 gol; l'unica parata di Valdes in tutti i 180 minuti è arrivata su una conclusione di Drogba da oltre metà campo, un dato che vale più di mille parole.
di Luca STACUL (Twitter @LucaStacul)

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