"Il titolo più difficile di tutti". Josè Mourinho non si smentisce mai e, dopo la conquista della sua prima Liga spagnola, dimentica come sempre i trionfi passati per lodare l'ultimo capolavoro in ordine cronologico. Niente Champions col Porto, niente Premier col Chelsea e soprattutto niente triplete nerazzurro. No, il 'titulo' nazionale - tra i sette vinti in Portogallo, Inghilterra e Italia - più difficile da conquistare è ovviamente l'ultimo: quel campionato spagnolo strappato al grande nemico Barcellona. "La squadra più forte dell'universo, almeno secondo quello che dicono tutti", come ci ricorda sempre il lusitano.
Come dargli torto. Il Barcellona di Guardiola è una delle squadre più divertenti e forti della storia del calcio: e questo è un dato oggettivo, oltre che obiettivo. Batterlo, dunque, rappresenta veramente un'impresa epica.
ROSE A CONFRONTO: UN ABISSO - Inevitabile. Mourinho, in due anni, ha costruito una squadra perfetta in ogni reparto con almeno due giocatori di assoluta qualità per ruolo. Tutti intercambiabili. Fondamentale per lottare su più fronti. Inoltre il portoghese ha abbassato sensibilmente l'età media della rosa, un valore aggiunto anche per il futuro. Guardiola ha invece puntato esclusivamente su Fabregas e Sanchez, rinunciando al mercato invernale nonostante l'infortunio di Villa. Un errore grave, pagato a caro prezzo in questo finale di stagione dove la squadra è apparsa inevitabilmente stanca, logora e senza energie. Pochi cambi, esclusivamente dalla tanto lodata Cantera blaugrana, non sempre però in grado di reggere il confronto coi titolarissimi. E così Mourinho ha potuto gestire le forze, ma soprattutto cambiare carte a partita in corsa senza alterare la qualità assoluta del suo Real. Un giocattolo nelle mani del portoghese da ormai due anni e quindi perfettamente settato sulle linee guida del suo allenatore.
NUMERI... IMPRESSIONANTI - Ma se è vero che il Barcellona è la squadra più forte al mondo, in molti si sono spesso dimenticati di citare lo strapotere blanco, offuscato dallo splendore blaugrana. Le Merengues, infatti, sono sicuramente uno dei team più forti ma hanno spesso pagato eccessivamente il confronto impari coi rivali. Tranne in questa stagione. E non lo dice solo il trionfo in campionato, ma anche i numeri. Non decisivi ma spesso significativi per capire meglio l'effettiva forza di una squadra. In questa stagione, il Real potrà raggiungere (in caso di vittoria nelle ultime due giornate di campionato) quota 100 punti, impresa mai riuscita a nessuna squadra spagnola. Grazie ai tre gol di Bilbao, Casillas e compagni sono saliti a 115 realizzazioni nella Liga (battuto il record del 1990) oltre alle 168 complessive stagionali (superato anche il super Real di un certo Di Stefano, 1960). Una macchina perfetta, trascinata da un attacco atomico. Un tridente fenomenale: 44 gol di Ronaldo, 22 di Higuain e 20 di Benzema. In pratica il tridente più prolifico della storia del calcio iberico. Non male.
LEZIONI IMPARATA: PIU' CALCIO, MENO CALCI - Ci era riuscito con l'Inter. Dopo la batosta nel girone di qualificazione (4-0 al Camp Nou), lo spagnolo riuscì nell'impresa di eliminare in semifinale il Barça di Guardiola grazie soprattutto a una gara d'andata perfetta. Sbagliando s'impara, e si migliora. E in Spagna, Mourinho non ha certo cambiato registro. Dopo le umiliazioni (manita in campionato ed eliminazione in Champions, entrambe arrivate in maniera decisamente imbarazzante per il prestigioso club di Madrid) del primo anno, il destino dello Special One sembrava già scritto dopo le figuracce in Supercoppa (dito nell'occhio a Vilanova), campionato (3-1 al Bernabeu) e Copa del Rey. Tanti, troppi, i bocconi amari ingoiati, soprattutto dalla critica 'amica'. Troppo violento, troppo catenacciaro, troppo brutto. Mourinho ha rischiato di sprofondare, ma alla fine è riuscito a rialzarsi andando a vincere dove non aveva mai vinto. Al Camp Nou, nella tana del lupo. Un sogno, altro che ossessione. Ci è riuscito facendo finalmente giocare il suo Real Madrid a calcio, grazie alle incredibili qualità delle tante stelle a disposizioni. Basta guerre mediatiche, basta polemiche e basta col calcio 'provinciale'. Buono, forse, per vincere in piazze (Chelsea e Inter) affamate da anni e disposte a tutto pur di tornare a sollevare trofei, ma non per il Real Madrid. Uno dei club più prestigiosi della storia del calcio. Mourinho l'ha capito, in tempo, e ha trionfato. Ecco perché ha vinto il Real Madrid. Ecco "porqué" ha vinto Mourinho.
di Alessandro BRUNETTI (Twitter @AleBrunetti6)
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