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    Monaco: il giorno dopo la “Finale dahoam”

    La città, ai miei occhi di italiano, non è mai stata così bella. Venticinque gradi, un cielo azzurro senza una nuvola, un sole che ricorda il nostro, i parchi, le strade e i bar pieni di gente, un'atmosfera carica d'aspettative come un'universitaria tedesca, bionda, pulsante, sensuale. È il giorno della "Finale dahoam", la finale in casa. Chi non l'ha vista così non lo può capire, un delirio di testosterone, estrogeni e feromoni.

    Oggi però Monaco è ben di più di una ragazza: non solo giovane e sensuale, ma anche matura come una vera donna di società, pronta a darsi e consapevole delle sue armi. L'aristocratica capitale bavarese ha accolto 180.000 tifosi nel weekend della finale, per un fatturato stimato dall'ufficio del turismo in 52 milioni di Euro. Per loro ha fatto di tutto, e tutto alla perfezione, li ha voluti viziare come si fa con un amante più giovane, da tenersi ben stretto: 4 giorni di fan festival al parco olimpico, con manifestazioni, tornei, la finale di Champions League femminile il giovedì e la sfida tra le vecchie glorie del Bayern e le leggende della Champions il sabato stesso; due enormi eventi di public viewing all'Olympiastadion e nell'area dove solitamente si tiene l'Oktoberfest, rispettivamente da 65.000 e 30.000 spettatori, ovviamente a pagamento, esauriti nel giro di poche ore (per l'Olympiastadion la richiesta è stata di 1.150.000 biglietti, quasi venti volte la capienza dell'impianto!); i biergarten coi loro schermi giganti completamente esauriti; le metropolitane e gli autobus moltiplicati al limite delle capacità della rete; lo spiegamento di polizia ingente a garantire la sicurezza di due tifoserie che si sono comportate in maniera esemplare durante tutto il weekend; addirittura il divieto di volo notturno — che al Franz-Josef Strauss di Monaco impedisce il decollo degli aerei tra la mezzanotte e le cinque di mattina - temporaneamente sospeso per consentire l'immediata ripartenza dei tifosi inglesi, in modo da evitare possibili tensioni. In strada predominano i colori di casa, non potrebbe essere altrimenti visto che dall'Inghilterra sono arrivati "solamente" 30.000 tifosi, ma i bar del centro sono tutti blu: "there are no german bombers in the air", "celery, celery" — i tifosi del Chelsea per caricarsi si tirano dei gambi di sedano, è un'abitudine divertentissima e per nulla pericolosa, da importare anche da noi -, "we're going to bounce in a minute": questi i cori più popolari. E non c'è un tifoso che non canti, gli inglesi sono nettamente più rumorosi e sfottono i tedeschi con un perfido "you are supposed to be at home". A confronto, i padroni di casa col loro mantram "Bayern, Bayern" sembrano davvero una mandria di mucche.

    Le condizioni sono quelle perfette per la festa del secolo: e quando mai ricapiterà di giocare una finale così? Si possono perdere due finali in tre anni? E poi in casa? "Mia san mia", noi siamo noi, il motto orgoglioso dei tifosi del Bayern, non ammette repliche. E invece poi Drogba, Robben e Schweinsteiger…

    Dopo la partita, i tifosi del Chelsea rimasti sono nella zona di Marienplatz, siedono tranquilli fuori dai locali e bevono ancora birra, ma su di loro ha prevalso la stanchezza di una giornata campale. Non più cori, non più sedani, solo sorrisi. La Leopoldstrasse, arteria del quartiere di Schwabing e punto di ritrovo dei tifosi dopo i successi di Bayern e Germania, è quasi deserta. Mancano 100.000 persone all'appello: nel caso di vittoria sarebbero venuti tutti qui. I pochi presenti bevono birra e non sembrano nemmeno troppo tristi: da queste parti, almeno ai nostri giorni, lo scoramento non è mai così forte da degenerare in scontri. Nemmeno per una storica finale di Champions League giocata e persa in casa: e questo successo al pubblico di Monaco non lo leverà più nessuno.

    di Daniele VERRI

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