Mare mosso in casa del Real Madrid. La prima posizione in classifica non sembra sufficiente per assicurare alla squadra della capitale un po' di serenità in vista delle ultime dieci giornate di Liga che determineranno il vincitore. Quei dieci punti che sembravano sinonimo di certezza del successo ora sono diventati sei, e ancora una volta da uno scivolone (così potremmo definire l'1-1 interno contro il Malaga del 18 marzo) gli uomini di Mourinho non si riprendono, ma anzi peggiorano la situazione sguinzagliando il nervosismo latente e chiudendo in nove la trasferta di Villarreal (1-1), secondo pareggio consecutivo a conclusione della striscia di undici vittorie consecutive che durava dal 17 dicembre scorso.
La corsa scudetto è riaperta, sei punti non assicurerebbero a nessuno la certezza di vittoria e non la assicurano nemmeno a questo Real Madrid - determinatissimo fino a qualche settimana fa - contro un avversario come il Barcellona di Messi. E' innegabile che ora Mourinho sia in bilico, costretto a chiudere al meglio una stagione piena di insidie, tenuto a riportare in alto una squadra che dal 2002 non è più tornata regina d'Europa e che nelle ultime stagioni ha sofferto troppo lo strapotere, in campionato e soprattutto in Champions, della formazione di Guardiola.
Lo strapotere di quel tecnico così misurato, silenzioso, a modo, dal carattere così diverso da quello dello Special One. Ora gli sbuffi di Mourinho stanno diventando troppi, tanto che la dirigenza potrebbe pensare di cambiare strada comunque vada al termine della stagione. Dopo quanto successo a El Madrigal la società madrilena ha comunicato oggi che né il tecnico né il vice Karanka si presenteranno di fronte ai media alla vigilia del prossimo incontro. Due le giornate di squalifica a Pepe, reo di aver insultato l'arbitro nel tunnel che portava agli spogliatoi ("vai a rubare, figlio di p...", le parole che avrebbe pronunciato il difensore portoghese), una per Ramos e Mou.
Intanto ci sono da preparare due sfide a loro modo insidiose, non tanto per la forza sulla carta delle avversarie ma per il valore degli stimoli nascosti nella consapevolezza che i merengues non siano certo sereni. Real Sociedad in campionato, e poi in casa della sorpresa Apoel Nicosia in Coppa. Il Real ha bisogno di fare risultati, anche se forse tornare ai livelli di qualche settimana fa non sarà sufficiente per cancellare gli effetti degli episodi dannosi per la società portati da alcuni comportamenti inammissibili da parte sia di Mourinho che dei suoi giocatori.
Hanno parlato di questo ai nostri colleghi spagnoli di Eurosport alcuni ex giocatori blancos, i quali hanno espresso il loro dispiacere per come l'immagine della società risulti lesa. Antonio Maceda (giocatore dal 1985 al 1989) spiega che "il problema nasce dalle partite precedenti alla sfida col Villarreal. La tensione è aumentata sempre più, sembrava non ci fosse nulla e invece ora ecco i nervi a fior di pelle. La panchina invece di raffreddare gli animi ha acceso ancor più i giocatori in campo e tutto si è complicato. Questa non è la miglior immagine che il Madrid può dare di sè".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche Adolfo Aldana, il quale non ha dubbi nel definire "poco elegante" il comportamento dell'allenatore portoghese: "Molte volte il Real soffre del riflesso della personalità del suo tecnico. Fino ad ora Mourinho ha dimostrato che la prudenza e l'eleganza non sono le sue miglior virtù. Dunque come si può pretendere che i suoi 'figli', ovvero i calciatori, abbiano un compotramento esemplare se non sei tu a dare l'esempio?".
Il finale di stagione ci fornirà tante risposte alle svariate domande che ci poniamo, ma non è che a questo punto la ferita tra Real Madrid e Mourinho possa esser diventata insanabile e realmente 'galactica'?
di Matteo MARCEDDU (twitter @MersMayer)
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