
Dopo il primo tempo di Spagna-Cina i tifosi italiani che stavano guardando la partita pensavano tutti la stessa cosa: "Domenica speriamo di fare la stessa figura dei cinesi...". Nessuna ironia, perché l'undici della Repubblica Popolare stava contenendo alla grande i campioni del mondo, contratti e incapaci di verticalizzare, mentre dall'altra parte serviva il miglior Casillas per salvare la porta iberica.
Poi è entrato Andres Iniesta...
Intendiamoci, le Furie Rosse non sono andate a vincere 8-0, ma nella ripresa con Iniesta in campo il gioco degli spagnoli ha trovato la giusta fluidità e gli sfoghi offensivi necessari, con l'ovvia complicità dell'inserimento di Torres in attacco quale riferimento centrale. Ci ha pensato Silva, alla fine, ad appoggiare in rete il gol del successo spagnolo, naturalmente al termine di una discesa palla al piede del magnifico Don Andres (che poco prima aveva colpito una traversa con un tocco magico di destro).
Iniesta, in poche parole, è il fulcro di una squadra che rimane straordinaria, ma - va detto - senza David Villa sembra aver perso parte di quel killer-instinct che era risultato decisivo negli ultimi due tornei internazionali che hanno segnato la svolta della Roja, da bellissima perdente a bella e impossibile (da affrontare).
La parolina magica per Prandelli, quindi, sarà sempre la solita: pressing.
Pressing per contenere il possesso palla della Spagna sotto il 70% (e non sarà facile); pressing per erigere una sorta di muraglia sulla trequarti (e sarà ancora più difficile), la zona del campo in cui la squadra di Del Bosque tende spesso ad incartarsi a causa del classico "tocco di troppo" tipico di una squadra piena zeppa di fantasisti. Facile dirlo, difficilissimo metterlo in pratica, anche perché all'Italia non basteranno i 45 minuti cinesi. E Iniesta partirà certamente titolare.
di Luca STACUL (Twitter @LucaStacul)
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