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    La seconda vita di Paolo Di Canio

    Tra gli italiani all'estero, è quello che allena una squadra di livello più basso. Carlo Ancelotti è in vetta alla Ligue 1 con il PSG, Roberto Mancini in testa alla Premier League con il Manchester City, Luciano Spalletti guida il campionato russo da campione in carica con lo Zenit San Pietroburgo, mentre Marco Simone e Francesco Moriero stanno faticando rispettivamente in seconda divisione francese e svizzera con Monaco e Lugano. Bene, Paolo Di Canio è addirittura in quarta serie britannica. Ma in pochi stanno vivendo un momento anche lontanamente paragonabile a quello del manager dello Swindon Town.

    L'italiano è tornato in Inghilterra la scorsa estate, cedendo alle lusinghe di questo piccolo club del Wiltshire mai andato oltre la seconda divisione. Una scelta azzardata sia per la società, che si affidava a un grande nome dal carattere bizzoso e dall'esperienza in panchina assolutamente nulla, sia per il diretto interessato. Che, in fondo, non aveva motivo alcuno per "sporcarsi le mani" con un campionato di bassa lega. Eppure, il mix è letteralmente esploso.

    Dopo alcuni mesi di praticantato, le copertine riconquistate per una rissa con un giocatore e un andamento altalenante in campionato, lo Swindon Town ha messo le ali. E, ora, è nel pieno della miglior striscia di risultati per una britannica (10 vittorie di fila), alla caccia del record assoluto di 14. Ma non solo. Di Canio ha superato tre turni di FA Cup eliminando anche il Wigan (club di Premier League) e uscendo soltanto in trasferta contro il Leicester City (Championship). E, il prossimo 25 marzo, si giocherà il primo titolo nella propria carriera da manager: il Johnstone's Paint Trophy, ovvero il trofeo messo in palio dalla Football League (terza e quarta divisione inglese). Per farcela dovrà battere nella finissima di Wembley il Chesterfield, fanalino di coda della First Division.

    Che sia nato un grande manager? Questo è ancora da vedere, ma di certo le divisioni inferiori britanniche stanno divenendo fucine di talenti anche in panchina (si pensi al caso di Gustavo Poyet, promosso in Championship con il Brighton e ora in lotta per un posto in Premier League a suon di bel gioco) e Di Canio si sta facendo un nome che va ben oltre la fama di "uomo di carattere", per usare un eufemismo. Proprio dalla terza ed ultima espulsione stagionale, quella rimediata lo scorso 21 gennaio nell'1-0 inflitto al Macclesfield, è nato lo scatto d'orgoglio che ha lanciato definitivamente lo Swindon Town, sino ad allora soltanto in lotta per i playoff.

    Quella volta, a espellerlo fu un arbitro che non tollerava affatto il suo gesticolare della panchina e che dopo averlo richiamato più volte perse la pazienza quando lo vide dare un calcio nel sedere a un calciatore appena sostituito (gesto d'affetto, s'intenda). Una volta finita la partita, Di Canio esplose in uno sfogo che la dice lunga sul personaggio in questione. "Mi ha cacciato perché gesticolavo troppo - disse il manager italiano - ma io nella mia area tecnica ho il diritto di muovermi come voglio. Sono stato espulso nuovamente e questo è ingiusto. Ma vi dico una cosa: mi possono espellere anche tutte le volte che giochiamo. Tanto questo campionato lo vinciamo comunque. Che io sia in panchina o che venga spedito in tribuna".

    Da allora lo Swindon Town ha messo in fila altre sei successi, segnando 16 gol e incassandone soltanto 3. Forse non è ancora un grande manager. Ma, di certo, può diventarlo in fretta.

    di Mattia FONTANA (Twitter: @mattiafontana83)

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