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    Adem Ljajic, la rinascita di un talento incompreso

    "Sono cresciuto, ho un anno in più e sento di essere cambiato molto. Ora le cose vanno meglio, la strada intrapresa è quella giusta. Delio Rossi? Sbagliammo tutti e due in quella occasione, ma ormai è un episodio del passato. Io ora guardo avanti".

    Due settimane fa, Adem Ljajic si definiva così: 21 anni, un talento potenzialmente devastante e capace di far salivare anche il Manchester United, che lo provinò giovanissimo, ancora 17enne, quando muoveva i primi passi da professionista al Partizan Belgrado calcando le stesse orme di Stevan Jovetic. Un anno orribile da lasciare alle spalle, con una Fiorentina sbandata, sfilacciata, triturata in una crisi dalla quale non riusciva ad uscire, un anno estremamente negativo sotto tutti i punti di vista, dalle prestazioni (scadenti), allo stato di forma (visibilmente ingrassato), alla condizione psicologica (estremamente depressa, e sfociata nel peggiore dei modi con lo screzio con Delio Rossi).

    Fuori rosa fino al 30 giugno, destinato a cambiare aria in estate, a un passo dal Torino (che arrivò invece a Cerci) ma poi rimasto a Firenze tra molte perplessità. Ma sono bastati due mesi del demiurgo Vincenzo Montella per ritrasformare quel ragazzotto triste e sovrappeso in un talento guizzante, sorridente e, finalmente, incisivo: la scorsa domenica, contro la Lazio, è arrivato anche il gol, una vera e propria perla di tecnica e classe sopraffina, quella che il Manchester United aveva già intravisto a suo tempo e che la Fiorentina sta aspettando che fiorisca per poter dare concretezza a un gioco divertente, vivace e di personalità ma che ancora fatica un po' a raccogliere numeri (e reti) degni di quanto espresso a centrocampo.

    Stevan Jovetic non ha nemmeno due anni in più, ma se l'è spesso coccolato come un figlioccio, o un fratello minore: con Ljajic ha sempre affermato di intendersi e di poter giocare alla grande, e nonostante le caratteristiche di entrambi non sembrino essere particolarmente complementari (Jo-Jo starebbe molto meglio vicino a una prima punta di peso come poteva essere il primo Gilardino in viola), è la testa che, spesso, tende a fare la differenza, soprattutto se è rilassata, libera e sgombra. E la tranquillità che Ljajic sta trovando con Montella, un allenatore che crede in lui, che lo stimola e che lo apprezza per la sua capacità di creare con il pallone tra i piedi all'interno di una squadra che predilige la tecnica e la fantasia alla forza fisica, lo sta portando, piano piano, a quella maturazione tanto attesa. Complici anche le condizioni non perfette di El Hamdaoui e un Luca Toni che, con 35 primavere sulle spalle, è ormai decisamente molto più efficace partendo dalla panchina, Ljajic si sta ritagliando un ruolo da titolare di fianco all'inamovibile Jo-Jo: e giocare, si sa, fa bene a tutti. E quando si vince, meglio ancora.

    di Daniele FANTINI

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