
Ha solo 20 anni, ma ha alle spalle già parecchie esperienze, calcistiche e di vita. John Guidetti, all'anagrafe John Alberto Fernando Andres Luigi Olof Guidetti, è nato a Stoccolma il 15 aprile del 1992, l'anno di Neymar tanto per intenderci. Il cognome tradisce chiare origini italiane, il nonno paterno è un nostro connazionale emigrato in Svezia intorno agli anni '50, ma John di italiano ha davvero poco: per un breve periodo ha anche vissuto in Kenya, a Nairobi, dove si trasferisce per via del lavoro del padre. In Africa, Guidetti entra a far parte della Ligi Ndogo Academy, esperienza durante la quale il ragazzo matura tutta la sua voglia di pallone. Questo periodo lo forma, calcisticamente e umanamente: le partite improvvisate sotto casa, contro bambini più grandi di lui e fisicamente più pronti, sono formative tanto quanto la scuola. Anche adesso John, che già allora sapeva che il suo futuro sarebbe stato l'Europa, non smette di ricordarlo.
In Svezia torna per un breve periodo, giusto il tempo perché Sven Goran Eriksson, all'epoca manager del Manchester City, consigli alla dirigenza del club inglese di non farsi scappare questo ragazzino dal futuro assicurato. Il City ascolta l'ex allenatore di Lazio e Sampdoria e lo acquista dal Brommapojkarna nel 2008. La carriera di Guidetti comincia in quel momento, ed è un crescendo inarrestabile: nella sua prima stagione con la squadra Under 18 viaggia alla media di un gol a partita (13 in 13), quindi all'esordio con la squadra "Riserve" realizza una tripletta da svenimento al Burnley. Nel 2010, Guidetti torna per un mese in Svezia, per giocare per la prima volta da titolare nella massima serie svedese con la maglia della squadra che lo ha lanciato, il Brommapojkarna: torna in Inghilterra dopo 3 gol e 4 assist in 8 partite e la certezza che ormai quel calcio non può che stargli stretto. L'esordio in Prima Squadra con il City (a oggi è ancora la sua unica partita in maglia Citizens) arriva il 22 settembre 2010 nel terzo turno di Carling Cup contro il WBA: la partita finirà 1-0 per la squadra di Mancini, di Guidetti l'assist dell'unico gol della gara. Il prestito al Burnley dura appena un mese (5 presenze e 1 gol), poi Guidetti torna al City, dove viene anche inserito nella lista UEFA di Mancini per l'Europa League senza mai trovare spazio.
L'esplosione del suo talento arriva con la maglia del Feyenoord, dove gioca con continuità (e la maglia numero 10) la stagione 2011-2012: 20 gol (in 23 presenze) e 8 assist in Eredivisie, che sarebbero potuti essere di più se non si fosse perso l'ultima parte di stagione per via di un infortunio alla gamba destra. Problema, peraltro, che gli impedisce anche di prendere parte agli Europei con la Svezia: dopo aver vestito tutte le maglie delle Nazionali giovanili (segnando ovviamente caterve di gol), Guidetti fa il suo esordio con la Svezia dei grandi il 29 febbraio 2012 nell'amichevole vinta 3-1 contro la Croazia, subentrando a Elmander e andando a formare la coppia d'attacco con Zlatan Ibrahimovic, il giocatore - sperano in Svezia - di cui John possa raccogliere l'eredità. Il ritorno al City, che nel frattempo gli ha fatto firmare il prolungamento fino al 2014 è scontato, ma per il momento con i Citizens non è ancora sceso in campo: ha scelto il numero 60, in attesa che si liberi la 10.
Guidetti ha le stimmate del campione e il carisma da leader, le giocate dei fuoriclasse e i numeri dei grandi bomber: è un attaccante puro, che può giocare da prima o da seconda punta, ma che saprebbe muoversi benissimo anche in un attacco a tre. Ricorda il primo Shevchenko, agile e scattante, con un gran tiro da fuori e un fisico importante. Ama finalizzare, ma ha anche la vocazione per l'ultimo passaggio: non è un solista, gioca con i compagni e ha ottimi tempi di inserimento. Ottimo rigorista, il suo piede preferito è il destro, ma è dotato di una grande sensibilità anche con il mancino. Ha carattere e nello spogliatoio si sa imporre anche con i più grandi nonostante la sua giovane età: particolare, questo, che potrebbe aiutarlo in un ambiente, come quello del City, dove spopolano le prime donne. Ha la classe giusta per sfondare e per diventare uno dei più grandi (Koeman dice che potenzialmente è forte come Ibrahimovic), ma il suo talento va coltivato: va fatto giocare e non marcire in panchina. E al City, con tutti quei fenomeni che si ritrova Mancini, forse non è possibile.
di Andrea TABACCO (Twitter: @AndreaTabacco)

