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    Zeman e i suoi figli, il futuro che avanza

    "Portatemi Tachtsidis, ne farò un campione". Non l'avesse detto lui, buona parte degli addetti ai lavori difficilmente l'avrebbe preso sul serio. Zdenek Zeman e i suoi figli, calcistici s'intende, quei giocatori che al tecnico boemo devono il lancio nel grande calcio. Verratti, Immobile e Insegne, un trio che i tifosi del Pescara hanno imparato a memoria, nell'anno in cui il Delfino ha ritrovato la A dopo un ventennio d'inferno. Nocchiero, Zeman, maestro e psicologo capace di toccare i tasti giusti e di scoprire, valorizzare e credere nel loro talento: Paris Saint Germain, Genoa e Napoli, a distanza di qualche mese, sentitamente ringraziano.

    Da Pescara a Roma, storia di un viaggio, di un ritorno, sul quale molto si è detto e altrettanto si è scritto. Il progetto giallorosso, il cui tentativo 1.0 è fallito con l'addio di Luis Enrique dopo appena una stagione, si fonda completamente sulle intuizioni di Zeman, una sorta di "carta bianca" sulla quale scrivere il futuro. Due giornate di campionato, il pareggio preso per i capelli contro il Catania e la prima trasferta in cui San Siro è stato sbancato. Intuizioni di calcio, proposto e intavolato in pieno stile zemaniano.

    TUTTI LE SCOMMESSE DEL BOEMO - Un nome su tutti, quello di Alessandro Florenzi, classe 1991, in gol alla prima da titolare contro l'Inter. Personalità e senso della posizione, capacità d'inserimento e qualità tecniche che a breve gli consentiranno di ritoccare quell'ingaggio, ancora figlio delle giovanili. Dopo Totti e De Rossi, pensarlo come ideale prosecuzione della gens romana nel prossimo futuro, potrebbe non essere considerata lesa maestà. Dicevamo di Tachtsidis, Panagiotis sulla maglia, greco che persino i numeri hanno eletto come il migliore dello scorso campionato di B. Arrivato dal Verona via Genoa, Zeman gli ha messo in mano le chiavi del centrocampo giallorosso, disegnandolo fulcro nella mediana a tre, dogma assoluto del suo modo di fare calcio. Bravo nel corto, intelligente nel lancio lungo, portato a scambiare di prima: da Di Biagio a Verratti, chi ha ricoperto quel ruolo con il boemo in panchina, ha fatto parecchia strada.

    Sugli esterni, altro nodo importante, occhio a Dodò e Piris: il primo è di grande prospettiva ma ancora ai box per infortunio, il tempismo del paraguaiano può essere utilissimo negli inserimenti, in cui sembra ancora un po' legato. In mezzo, attenzione ad Alessio Romagnoli, il gioiello della nidiata per tanti, elemento di classe e visione di gioco rari in termini di età (diciotto anni da compiere a gennaio) e di paragone. Marqinhos e Tallo hanno numeri e mezzi per ritagliarsi uno spazio in questa Roma ma soprattutto possono aggiungere frecce ad una faretra per forza di cose limitata, così come Nico Lopez che ha già brillato di luce propria nella gara d'esordio all'Olimpico.

    PJANIC, LAMELA: ORA O MAI PIU' - Non solo baby, Zeman è in grado come pochi di rivitalizzare talenti in fase involutiva, identikit che sembra corrispondere in maniera fin troppo aderente ai profili di Pjanic e Lamela. Il bosniaco, vista la concorrenza a centrocampo, dovrà faticare per trovare spazio ma su di lui Zeman conta per fare il definitivo salto di qualità.

    Il "Coco" Lamela, invece, rappresenta probabilmente la scommessa più grande: il boemo lo vede attaccante esterno, ruolo nel quale in questo momento si trova in competizione con i vari Destro e Totti ma in cui può far pesare l'unicità delle proprie caratteristiche. Da questo passaggio e dalla volontà di mettersi al servizio della squadra passano le possibilità dell'argentino di sfondare nel calcio che conta.

    TUTTI GLI OCCHI SU DESTRO - A proposito di Destro, nei suoi confronti convergono le aspettative maggiori. Il ricordo della stagione di Immobile è fresco, la possibilità che l'ex attaccante del Siena vesta i panni del bomber nel tridente sono buone nonostante in queste prime uscire gli è stato preferito Osvaldo. A livello di talento, è una sfida che si può vincere, lo spera in ottica azzurra anche Cesare Prandelli.

    Non è una novità, lavorare con Zeman, per un Under 23, è qualcosa da mettere sul curriculum, qualcosa che può dare la svolta, alla carriera e non solo.

    di Fabio FAVA