
Un'attesa forse più politica che sportiva, un combattimento di 90 minuti, due fenomeni, un pareggio. L'ultimo Clasico potrebbe essere sintetizzato così, ma sarebbe estremamente riduttivo, perché il contorno (il pubblico) e le ciliegine sulla torta (Messi e Ronaldo) cancellerebbero la sostanza di una partita che si è confermata diversa da quelle dell'era Guardiola.
LA VERTICALITÀ DEL REAL MADRID
Mourinho si è presentato al Camp Nou con i suoi "senatori", dimenticando Coentrao, Modric e il redivivo Kakà per dare spazio a Khedira e Özil, giocatori più oliati in un sistema di gioco rodatissimo che nei primi 25 minuti è stato a dir poco dominante. Pressing alto, recupero palla e grande verticalità nelle ripartenze, con il Barça che sembrava quasi spaesato nel suo mondo del possesso palla, diventato improvvisamente alieno nel teatro catalano. Benzema cicca la girata al volo, Ramos mette fuori di niente il colpo di testa, ma alla terza occasione CR7 fa centro ammutolendo il pubblico e sentenziando la superiorità madridista, confermata una manciata di secondi dopo dal clamoroso palo di Benzema, che se ne mangia un altro quando avrebbe potuto (e anche dovuto) indirizzare con decisione la gara verso la capitale.
8 CENTIMETRI DI SOFFERENZA, POI MESSI
Tito Vilanova è stato preso decisamente alla sprovvista, ma ha saputo reagire. Il tecnico del Barça ha avuto coraggio nelle scelte iniziali (Adriano centrale difensivo per gestire il possesso con la massima qualità possibile) e inizialmente le ha pagate, rischiando il tracollo nella prima mezz'ora ed evidenziando la sofferenza blaugrana sulle palle inattive: l'occasione di Ramos al 19' è emblematica, con Özil che calcia un corner piano piano, alzando semplicemente la parabola per dare il tempo al difensore di staccare in corsa per l'incornata fuori di un soffio. La netta superiorità fisica del Real (in media 8 centimetri d'altezza in più a giocatore!!) avrebbe potuto fare la differenza, ma nel momento clou il gol - piuttosto causale - dell'1-1 di Messi ha rimesso tutto in discussione, soprattutto dal punto di vista psicologico.

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REAL FRAGILE, BARCELLONA A SPRAZZI
L'errore di Pepe sul pareggio catalano ha fatto riemergere le paure madridiste tutte d'un colpo, con il Real incapace di proseguire nel suo pressing alto non tanto per mancanza d'intensità quanto per imprecisione nell'avvio delle ripartenze, ciò che ha permesso al Barça di alzare il baricentro a sua volta, facendo impennare la statistica del possesso palla fino alla punizione magica del 2-1 di Leo, in occasione della quale - peraltro - Xabi Alonso avrebbe meritato il secondo giallo. Ironicamente, il vantaggio dei padroni di casa ha fatto bene al Real, una squadra che rimane fragile (almeno nel Clasico) ma che sa anche reagire alla grande quando si trova spalle al muro: il colpo di genio di Özil che manda in porta CR7 è da applausi, al contrario dello stato di letargo che riavvolge poi gli uomini di Mou, che in Kakà e Higuain non trovano le energie giuste per l'assalto finale. Un assalto che diventa quindi tutto catalano, trovando sfogo nella traversa clamorosa di Montoya (sarebbe stato il perfetto "eroe per caso") e nell'occasione sprecata da Pedro in pieno recupero, segnali di un crescendo che lascia un pizzico d'amaro in bocca a Xavi e compagni, anche se nel complesso la partita è stata comandata più dai muscoli merengue che dal fioretto blaugrana.
PIÙ EQUILIBRIO, MA AL RIBASSO?
Un po' come accaduto negli ultimi due duelli di Supercoppa tra Barcellona e Real Madrid, il Clasico è stato più equilibrato rispetto a quelli dell'era Guardiola: il Real pare sempre meno frenato dai suoi timori reverenziali (che però riemergono pericolosamente a tratti, come abbiamo visto) ma ciò nonostante non è riuscito a chiudere la partita quando avrebbe potuto, né a girarla poi nella ripresa. La variabile fisica, alla fine, non è stata decisiva per merito del Barça che è riuscito a difendere alto concedendo solo due calci d'angolo, ma c'è anche da dire che i catalani hanno pagato quest'attenzione offensivamente, considerato che Xavi e Iniesta hanno giocato con precisione, ma quasi solo in orizzontale. Il Barcellona di conseguenza ha costruito molto fino alla trequarti, senza incidere però con continuità negli ultimi 16 metri. Di fronte a questo equilibrio "al ribasso", ci hanno pensato due fenomeni a rendere il Clasico comunque vivace e spettacolare: per Messi e Ronaldo parlano le statistiche, i record; è un peccato solamente che a gennaio il Pallone d'Oro da assegnare sarà soltanto uno, lo meriterebbero senz'altro entrambi. Ormai è un Clasico anche questo.
di Luca STACUL (Twitter @LucaStacul)


