
La Juventus riparte in Champions League a tre anni dall'ultima volta e lo fa sul campo dei campioni d'Europa. Ma se c'è una certezza è che gli uomini di Antonio Conte non avranno alcun timore reverenziale nei confronti del Chelsea di Roberto Di Matteo. A Stamford Bridge, i campioni d'Italia partiranno con l'undici titolare. Un 3-5-2 molto simile a quello che questa primavera rischiò di cacciare fuori dagli ottavi proprio i Blues.
Il riferimento ovvio è al Napoli. Gli azzurri arrivarono a un passo dall'impresa prima di crollare sotto i colpi dell'artiglieria inglese, agevolata non poco dagli errori difensivi su calcio da fermo dei partenopei. L'obiettivo della Vecchia Signora è quello di ripercorrere le orme percorse dalla squadra di Walter Mazzarri, soltanto con maggiore attenzione difensiva.
Possibile? Sì, perché il calcio praticato dalla Juventus è ancora più "europeo" di quello del Chelsea uscito vincitore dall'ultima Champions League. Può sembrare un controsenso, ma non è così. Anche perché Di Matteo molto spesso rispolvera il vecchio catenaccio quando si trova al cospetto di un avversario di pari qualità. Al momento del dunque, i Blues puntano tutto sulla ripartenza (o, meglio, il contropiede). Un'arma che ha portato John Terry e compagni al trionfo dell'Allianz Arena, ma anche una soluzione di gioco che alla lunga rischia di non pagare.
In sostanza, quella di questa sera sarà una sfida tra due modi di intendere il calcio agli antipodi. La cura del possesso palla e il pressing asfissiante di Conte. La fisicità e la ripartenza degli "italianissimi" inglesi. L'obiettivo della Juventus sarà dunque quello di prendere da subito il controllo delle operazioni (cosa non accaduta domenica a Marassi) e non mollare il pallino del gioco per tutti i 90'. Intensità in mediana, dove il trio Vidal-Pirlo-Marchisio può inchiodare Mikel e Lampard. Ma soprattutto spinta sulle fasce, dove Asamoah sarà chiamato al primo test decisivo su altissimi livelli e Lichtsteiner dovrà anche impedire a Cole di spingere.
Il controllo del gioco sarà determinante. Anche perché l'attacco composto da Vucinic e Giovinco non è necessariamente una garanzia di prolificità. I due hanno già dimostrato di avere mezzi tecnici sublimi, ma di non essere degli autentici cecchini. Pertanto, hanno bisogno di una squadra che li supporti e consenta a loro anche di "sprecare" un certo numero di chance. Qui sta il bello, ma anche il difficile.
E, soprattutto, il rischio di finire per esporsi contro una squadra che alla solidità dell'anno scorso ha aggiunto una qualità pazzesca sulla trequarti. Con un Hazard capace di dare il cambio a Lampard in cabina di regia ed esaltare la velocità in ripartenza di Mata e Ramires. Il minimo errore di superficialità sarà pagato a caro prezzo, nonostante Torres sia ancora la brutta copia del giocatore che abbiamo ammirato sino a tre stagioni fa. Bonucci e Chiellini sapranno rispondere con una prestazione impeccabile? Una bella domanda. Un'incognita da non sottovalutare.
di Mattia FONTANA (twitter: @mattiafontana83)

