ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Lavagna Tattica

    Prandelli, adesso manca solo l’attacco

    L'Italia accende i fari al momento giusto e vola in semifinale all'Europeo. Una prestazione eccellente quella degli Azzurri contro l'Inghilterra, un successo arrivato ai rigori e meritato ampiamente dalla Nazionale, capace di schiacciare gli avversari dall'inizio alla fine. Una partita che, al di là degli inevitabili strascichi fisici, lascia più che ottimisti in prospettiva tedesca. Ecco perché l'Italia ha vinto e perché potrebbe vincere ancora.

    LA VITTORIA DI PRANDELLI - "Questa volta il cuore non basta", aveva detto alla vigilia. Dopo la partita del carattere, quella contro l'Irlanda, quella contro l'Inghilterra è infatti stata la partita del gioco. È difficile ricordare una partita della storia azzurra in cui la Nazionale abbia dominato in lungo e in largo come contro gli uomini di Roy Hodgson. Parte dei meriti va divisa con il ct britannico, che ci ha regalato il campo evitando del tutto di giocare a calcio. Ma l'altro 50% è tutto merito del tecnico azzurro, che ha impostato l'Italia come una squadra di club e ha iniziato a raccogliere i frutti al momento del dunque. Il centrocampo all'insegna della qualità ha permesso agli Azzurri di tenere in mano il pallino del gioco e gestire i ritmi della partita a proprio piacimento, con il 28% di possesso in più per la Nazionale. Un divario pari a quello a favore della Spagna contro la Croazia e secondo soltanto a quello della Germania contro la Grecia e ancora delle Furie Rosse contro l'Irlanda (32% in entrambi i casi). In altre parole, una svolta netta con il nostro passato.

    MONTOLIVO O THIAGO MOTTA? - La domanda è circolata spesso alla vigilia di questa partita e probabilmente circolerà ancora in vista della Germania. L'impressione è però che con Montolivo l'Italia abbia dato maggiore fluidità al proprio gioco, trovando un centrocampista d'inserimento più dinamico e duttile rispetto a Thiago Motta che, specie se schierato sulla trequarti, finisce per ingolfare troppo la manovra azzurra. Ma, soprattutto, la presenza in campo di Montolivo ha permesso a Prandelli di modificare in corsa l'assetto tattico della propria squadra. Come? Basta guardare l'andamento del match. L'Italia è partita con un 4-3-1-2, finendo per subire da subito la spinta sulle fasce dell'Inghilterra. Prandelli se ne è accorto e a quel punto ha cambiato, passando a un 4-2-3-1 con Marchisio e Montolivo esterni. In questo modo l'Italia ha trovato la parità numerica sulle fasce e ha alzato nuovamente il baricentro. La domanda è: Thiago Motta sarebbe mai stato in grado di fare l'ala sinistra come Montolivo? No, assolutamente. Almeno quanto non avrebbe retto i cambiamenti successivi, con il passaggio a destra e il nuovo ritorno sulla trequarti centrale. Basterebbe questo per rendere merito a Montolivo e pensare che l'opzione migliore resti lui, nonostante una prestazione non impeccabile contro l'Inghilterra.

    TROPPO BENE SENZA ATTACCO - Volendo sintetizzare, Prandelli ha trovato l'assetto giusto in due reparti su tre (un centrocampo così ha dato grande equilibrio anche alla difesa, che non ha mai sofferto e ha trovato un grande Leonardo Bonucci), ora manca soltanto la ciliegina sulla torta. Trovare l'attacco ideale per una formazione che produce molto gioco e concretizza pochissimo. L'Italia contro l'Inghilterra ha tirato 35 volte (20 in porta) contro 9 (4 in porta) e ha avuto un possesso palla del 64%, con 1003 passaggi provati (522 dei britannici) l'81% dei quali riusciti (61% per l'Inghilterra). Ma in 120' non ha mai segnato. Un problema non da poco, anche perché se si estende lo sguardo al resto del torneo si scopre che la Nazionale è la formazione che tra le semifinaliste tira di più e segna meno. Se alla Germania per fare un gol servono 3,7 tiri in porta, alla Spagna 5,5 e al Portogallo 6, a noi sono necessarie addirittura 12,5 conclusioni a rete. Il doppio rispetto agli altri, quasi quattro volte in più del nostro prossimo avversario. L'Italia è la squadra giunta alle semifinali con il minor numero di gol segnati (4), di cui uno soltanto su azione, quello di Antonio Di Natale contro la Spagna. Troppo poco, sintomo del fatto che la coppia Antonio Cassano-Mario Balotelli non abbia ancora trovato l'equilibrio giusto. Basta pensare che l'attaccante del Manchester City ha tirato in porta soltanto due volte in meno di Cristiano Ronaldo (il giocatore con più conclusioni a rete dell'intero torneo) e ha segnato soltanto un gol (12 tiri in porta, 9 fuori). Di Natale è a quota un gol con 10 tiri (7 in porta) e lo stesso vale per Cassano con 9 conclusioni (6 in porta). Se a ciò si aggiunge che Marchisio è uno dei giocatori con più tiri dell'intero torneo (7 in porta) e non ha ancora segnato una volta, si capisce quanto sia complicato il quadro generale. Di certo non si può giocare così bene e segnare così poco. E, ribadiamo, la scelta di Balotelli dal primo minuto non è affatto la migliore per la sua totale incapacità di muoversi da prima punta. Anche contro l'Inghilterra ha cercato la profondità soltanto per una ventina di minuti, finendo per disputare gli altri 100' chiedendo la palla sul piede. Di Natale non ha la sua fisicità, ma a livello di movimenti ha una maggiore intelligenza tattica che nell'arco di una partita intera incide parecchio. E Prandelli, per forza di cose, dovrà riflettere su questo aspetto in vista della semifinale. La perfezione non è così distante come potrebbe sembrare. Ma salire quell'ultimo gradino non sarà affatto semplice.

    Di Mattia FONTANA (Twitter: @mattiafontana83)