
A questi livelli, in una semifinale di una competizione internazionale, certi errori non si vedono spesso. Ma Joachim Loew ne ha commessi un paio che hanno aiutato non poco l'Italia a volare in finale contro la Spagna. Il primo, più che tattico, è concettuale. Nonostante i proclami della vigilia, il ct della Germania ha pensato prima di tutto a non prenderle. A limitare il punto di forza dell'Italia anche a patto di sacrificare un proprio punto di forza. E, lì, ha perso la partita.
La formazione iniziale della Mannschaft suscitava qualche perplessità e così è stato. Fuori Thomas Muller e dentro Toni Kroos nel tradizionale 4-2-3-1 che prevedeva la presenza di Mario Gomez e non Miroslav Klose come prima punta. L'obiettivo era chiaro: limitare l'apporto in regia di Andrea Pirlo. E, in effetti, il dispositivo per una decina di minuti è durato. Il numero 21 azzurro è stato tamponato a turno da Mesut Ozil, Bastian Schweinsteiger, Sami Khedira e ovviamente lo stesso Kroos. Ognuno in fase di possesso palla teneva la propria posizione predefinita, ma in fase di non possesso tutti e quattro (con anche Gomez sacrificato di tanto in tanto) andavano a pressare Pirlo. Tutto bene, sino a quando non è entrato in partita Daniele De Rossi che, dopo aver smaltito le scorie dei problemi al nervo sciatico, ha iniziato a fornire un'alternativa in fase di impostazione al regista e, soprattutto, a rintronare di tackle Schweinsteiger e chiunque gli passasse davanti.
Il primo errore di Loew è stato questo. Il secondo ne è strettamente derivato, ovvero aver dimenticato che Cesare Prandelli stava offrendo un ventre molle fin troppo esposto, quella fascia sinistra occupata da un Giorgio Chiellini poco a suo agio nella posizione di terzino e a livello fisico per un rientro più che frettoloso. Il terzino azzurro ha balbettato per una bella mezz'ora, sino a quando De Rossi, onnipresente, non gli ha dato man forte in fase di contenimento. Cosa sarebbe successo se Loew avesse schierato Muller sulla fascia destra sin dall'inizio? Chiellini è andato in difficoltà contro un Kroos piuttosto legnoso e fuori ruolo, contro un Jerome Boateng che spinge soltanto su invito scritto. Figurarsi con un giocatore veloce come Muller. Ma tant'è. Loew ha preferito contenere su Pirlo, anche se ciò ha comportato privarsi di dinamismo a centrocampo nell'unica partita da vincere soprattutto a livello fisico (l'Italia era inferiore per caratteristiche e scorie dei quarti). E così ha spianato la strada agli Azzurri.
Il resto, certo, lo hanno fatto l'incapacità di adattarsi al piano-b dei tedeschi e le qualità dell'Italia. Come avevamo già sottolineato più volte, il lavoro di Prandelli è stato un continuo correttivo in corsa che ha portato alla creazione della squadra perfetta. Difesa settata alla grande con il rientro di Andrea Barzagli e il ritorno alla retroguardia a quattro, centrocampo rinvigorito dall'avanzamento di De Rossi e dalla scelta di Riccardo Montolivo al posto di Thiago Motta. Contro la Germania, poi, è arrivato anche Mario Balotelli, giusto in tempo per schiantare i tedeschi con una doppietta e diventare nuovo capocannoniere ex-aequo del torneo. All'Italia mancava soltanto l'attacco, ora c'è anche questo. E la Spagna, giustamente, può avere paura.

Perché la Nazionale ha battuto la squadra migliore dell'Europeo e lo ha fatto con pieno merito, mettendola sotto dal punto di vista del gioco e approfittando di tutte le sue debolezze. Pensando prima a fare male e poi a difendersi, "senza arretrare di un millimetro" come aveva dichiarato Prandelli alla vigilia. Perché così si fa a questi livelli, perché giocare - o concepire il gioco - all'italiana non ha più senso nel 2012. L'Italia non era la squadra più forte dell'Europeo e non lo è diventata ora. Ma di certo ha qualcosa che le altre non hanno: come tutte le vere squadre di club veri sa migliorare strada in corsa e adattarsi senza smettere di fare gioco. Come la Juventus di Antonio Conte? Ebbene sì, anche perché il punto di forza resta un centrocampo che ha integrato nell'asse Pirlo-Marchisio un De Rossi all'apice della carriera. Non poco, non trovate?
P.S. - Menzione a parte per Mats Hummels, difensore di classe immensa che ha contribuito non poco alla cavalcata azzurra. Il suo tipo di marcatura su Antonio Cassano è da riproporre in ogni scuola calcio come esempio negativo, ancor più della dormita di Holger Badstuber su Balotelli nell'azione del primo gol. Tradito dalla consapevolezza dei propri mezzi, il centrale del Borussia Dortmund ha pensato di poter marcare stretto FantAntonio. Un errore marchiano. Su Cassano o si gioca d'anticipo - cosa non impossibile considerando la lentezza dell'azzurro - o si temporeggia. Se gli concedi il corpo a corpo ti fucila nello stretto. E lo dimostra l'umiliazione subita da Hummels nell'azione del primo gol azzurro. Ma l'attenuante c'è. Uno con la palla incollata al piede come Cassano doveva ancora vederlo.
di Mattia FONTANA (twitter: @mattiafontana83)
