
La parità tra sessi è ancora lontana nel mondo musulmano. Le polemiche sulla possibilità di indossare l'Hijab a questio Giochi Olimpici di Londra 2012 sono state diverse, ma anche per chi non era costretto a portare il velo in gara e faceva comunque parte di un mondo meno integralista, si è ritrovata travolta dalle polemiche.
In questo caso si tratta di Habiba Ghribi, la bella tunisina che ha conquistato la medaglia d'argento nei 3000 siepi. Ha dedicato la sua impresa "al popolo tunisino, a tutte le donne della Tunisia, alla nuova Tunisia", ma non pensava di scatenare un caos tale con la sua gara.
Il problema infatti non è la medaglia, ma il suo abbigliamento durante la corsa. La frangia più integralista della politica tunisina si è infatti scagliata contro di lei, definendola indecente per aver mostrato l'ombelico, la pancia, le braccia nude e le gambe.
Qualcuno ha persino sostenuto che Habiba stesse correndo in biancheria intima, mentre altri hanno sostenuto che "la Tunisia non ha bisogno di donne che corrano nude".

Ghribi non è il primo caso di discriminazione sessuale nel mondo sportivo islamico. Sono molte le atlete del nordafrica o del Medio Oriente costrette a gareggiare più coperte di quanto le divise normali prevedano e anche a questi Giochi alcune delle atlete islamiche partecipanti sono state aspramente criticate dall'opinione pubblica dei rispettivi Paesi, ancora fortemente incentrata sul maschilismo e sull'inferiorità della donna rispetto all'uomo.
