Dovevano essere le Olimpiadi in rosa. Mai come quest'anno le donne potevano contare su una così massiccia rappresentativa. Ma soprattutto, mai prima d'ora, si era assistito ad un'apertura del mondo arabo verso il gentil sesso.
Purtroppo, però l'imprevisto è sempre dietro l'angolo e questa volta a pagarne le conseguenze potrebbe essere Wojdan Ali Seraj Abdulrahim Shaherkani.
L'atleta saudita, judoka nella categoria sopra i 72 kg, dovrebbe combattere venerdì, ma esiste la concreta possibilità che questo non accada. Il Comitato Olimpico, infatti, non sembra intenzionato a permetterle di salire sul tatami indossando l'hijab o un copricapo, come invece vorrebbe la tradizione del suo Paese e la religione araba da lei professata.
Nonostante i suoi compagni di squadra si siano stretti attorno a Wojdan nella speranza che si possa trovare un accordo, continua il braccio di ferro tra il CIO e l'Arabia Saudita che ha ripetuto, una volta di più, l'obbligo, prima di tutto morale, per le atlete di vestire con abiti che rispondano ai codici di abbigliamento imposti dal Paese.
La scorsa settimana, il presidente dell'International Judo Federation (IJF) Marius Vizer ha parlato nuovamente della necessità per la Shaherkani di combattere senza velo di rispettare " lo spirito del judo".
"Ci sono molti tipi di velo per diversi sport, e naturalmente ce ne deve essere uno per il judo — dice una giornalista araba -. A mio parere, si troverà un'altra soluzione, impedirle di partecipare alle Olimpiadi sarebbe drammatico. Sarebbe triste se alle prime due donne saudite (alle Olimpiadi anche Sarah Attar, atleta degli 800 metri ndr) venisse impedito di gareggiare".
E ha ragione: Brunei, Arabia Saudita e Qatar hanno dato il nulla osta poche settimane fa dopo mesi di insistenza da parte del CIO. Un passo in avanti importantissimo per questi Paesi.
La partecipazione femminile è sempre stata una questione controversa in Arabia Saudita, dove i musulmani conservatori hanno sempre definito lo sport "impudico e contrario alla natura delle donne".
Ora si attende la decisione definitiva che verrà presa dopo un colloquio tra CIO, funzionari sauditi e atleta nella speranza che si possa trovare una soluzione che accontenti tutti. Purtroppo la possibilità che la judoka non possa gareggiare è più che concreta.
