In zona mista corre veloce, forse più di quanto abbia fatto in pista, ma il suo sorriso radioso non sfugge ai cronisti che speravano di carpirle qualche parola. Perché per Sarah Attar la vittoria più importante era già arrivata mesi fa, quando l'Arabia Saudita ha deciso, per la prima volta nella storia, di iscrivere due atlete ai Giochi Olimpici. Dopo il debutto durato solo un minuto e 22 secondi della 16enne judoka Wojdan Shaherkani, è toccato alla mezzofondista, impegnata stamane all'Olympic Stadium nella sesta e ultima batteria degli 800 metri. Con l'immancabile velo islamico ad avvolgerle la testa e una divisa verde a maniche lunghe, Sarah, 19 anni appena, trattiene a stento l'emozione al suo ingresso in pista e con un timido cenno risponde all'ovazione che il pubblico le tributa quando lo speaker annuncia il suo nome.
Poi lo start e la gara vinta agevolmente dalla keniana Janeth Jepkosgei Busienei in 2'01"04 mentre l'atleta saudita è ancora abbondantemente indietro. Taglierà il traguardo una quarantina di secondi dopo ma è come se fosse stata lei a vincere perchè le migliaia di persone sugli spalti si alzano in piedi ad applaudirla. Lei scappa via, sfugge alla selva di giornalisti assiepati in zona mista ad aspettarla salvo poi concedere qualche battuta al servizio news del Cio perchè "essere qui a rappresentare le donne dell'Arabia Saudita è l'onore più grande - le parole della giovane studentessa della Pepperdine University di Los Angeles, in possesso anche del passaporto statunitense - È un momento storico, un grande passo avanti, un'esperienza davvero incredibile". E quel suo sorriso vale più di mille parole...

