La sconfitta ai quarti di finale del Roland Garros di Jo-Wilfried Tsonga contro Novak Djokovic mi ha riportato alla mente la finale che ho giocato io (e perso) contro Yannick Noah nel 1983. Con alcune differenze, chiaro.
Anzitutto, l'avversario che Tsonga si trovava ad affrontare, Djokovic, in questo momento è molto più forte rispetto a quanto fossi io in quell'edizione del Roland Garros, e, in secondo luogo, la mia era una finale, mentre quello di Tsonga un quarto di finale.
In finale è molto più facile essere emotivo ed avere il controllo del pubblico, soprattutto se sei un francese che gioca a Parigi: nel mio caso, Noah è subito partito forte, aggressivo, spaventandomi sin dalle prime battute. L'approccio di Tsonga contro Djokovic, invece, è stato molto più morbido, poco emotivo. Non ha aiutato il pubblico ad entrare in partita, mentre con Noah c'era un tifo spettacolare fin da subito. E penso che questa sia una delle mancanze più evidenti di Tsonga, che non gli permette di fare il decisivo salto di qualità.
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