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    Caso Thiago Silva: a chi dobbiamo credere?

    La storia si ripete: come a gennaio, il Milan rischia di perdere uno dei suoi giocatori più rappresentativi e come allora un'operazione che sembrava ormai compiuta, viene stoppata da Silvio Berlusconi, patron nonché presidente onorario del club rossonero. Nomi diversi certo, ma soprattutto pesi diversi quelli di Pato in un caso e Thiago Silva nell'altro, ma le due vicende possono, anzi devono essere accomunate, per modi, tempistiche e forse conclusione.

    E' ancora presto per dire che il pericolo è passato: il messaggio creato ad hoc da Milan Channel, sulla spinta incessante dei tifosi, evidentemente ha sortito gli effetti voluti. "Non vendere Thiago Silva", invocava il pubblico rossonero: e così è stato, o meglio, così stanno tentando di farci credere quei gran furboni di Berlusconi e Galliani, che forse stanno architettando qualcosa di diverso. Come spiegare un'apertura così totale, almeno a inizio trattativa, nei confronti di un club che avrebbe sì messo gli occhi su un proprio giocatore, pur importante e decisivo che possa essere? E' stato addirittura Galliani ad andare a Parigi da Leonardo, "un amico, una cena gliela si deve concedere", e poi acqua in bocca e sorrisini sornioni. "Vedremo, vedremo", tutto troppo sospetto.

    E se tutto questo movimento fosse stato solo un modo per tastare il terreno... "Il PSG è veramente interessato al giocatore, tanto da offrirci sul serio 50 milioni (sì, 42 più bonus, come volete)? Come la prenderebbero i nostri giocatori e i nostri tifosi con un'eventuale cessione di Thiago? La nostra potrebbe essere comunque una squadra vincente oppure saremmo destinati a una stagione di basso profilo, stile Inter-post Eto'o, per intenderci? E poi ancora: in caso di mancata cessione di Thiago (e Ibra, perché no) quanti soldi, io Silvio Berlusconi, sarei costretto a scucire per rimettere in piedi una squadra comunque già da ricostruire dopo il recente maxi-esodo di giocatori?".

    Tutte queste domande sono lecite, com'era lecito uscire allo scoperto con il buon Leonardo, che con questo scenario però rischierebbe di aver fatto solo la figura dell'ignaro compratore, capitato per caso nella bottega del Gatto e la Volpe. Tutte illazioni, ovviamente, ma le parole un po' stizzite del brasiliano ("Ci sono ancora molte cose da limare, molti aspetti da mettere a posto e a questo punto dico che potremmo anche rinunciare all'acquisto di Thiago Silva") possono farci virare da questa parte di pensiero.

    Alle domande della premiata coppia Berlusconi-Galliani probabilmente potremmo anche dare risposta: "Sì, il PSG è disposto a offrire davvero tutti quei soldi. Sì, probabilmente senza Thiago il Milan sarebbe destinato a una stagione da non-protagonista. No, in caso di mancata cessione dei due "pezzi da 90", probabilmente non si dovrebbe poi pensare di spendere tantissimo". Almeno non più di quanto è stato fatto nelle ultime annate: non dimentichiamo che il regime di tagli di Galliani ha già portato a un tesoretto di circa 25 milioni e nei prossimi mesi e anni la strategia è ben definita: risparmiare per trovare i soldi da spendere.

    La domanda di fondo rimane: "Thiago Silva alla fine andrà al Paris Saint Germain?". Probabilmente sì, ma con i modi e i tempi che diranno Berlusconi e Galliani: forse il coltello dalla parte del manico ce l'hanno sempre avuto loro. Oppure no?

    di Davide BIGHIANI

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