L'estate che il calcio italiano si appresta a vivere, se qualcuno non l'ha ancora capito, sarà davvero rovente. Il processo sportivo per il calcioscommesse ridisegnerà quasi certamente le classifiche di tutti i campionati e come se non bastasse nei prossimi mesi bisognerà risolvere il caos in Lega Calcio, stipulare il celebre contratto collettivo fra Aic e Lega Calcio, per scongiurare nuovi spiacevoli tira e molla e scioperi ad agosto inoltrato, e si spera risolvere una volta per tutte il problema degli stadi e del tifo violento per evitare che si ripetano scene vergognose come quelle di Marassi di una settimana fa.
Si è già intuito però che il vero nodo cruciale dei prossimi mesi sarà (purtroppo o per fortuna?) un altro. Se la Juventus, il 13 maggio prossimo si laureerà campione d'Italia, avrà o no il diritto di cucirsi sulle proprie maglie la terza stella? Il tema è delicato ma è già imploso ieri quando Giancarlo Abete, presidente della Figc, ha fatto capire che sarà sviluppato nelle prossime settimane: "E' prematuro discuterne ora, vediamo comefinisce la stagione e valuteremo. Però certamente se ne parlerà". Sono bastate queste parole d'apertura per far esplodere il vespaio. E' giusto che se ne parli? Se la Juve prenderà questa via si tratterà di una forzatura oppure di cui buona e giusta?
Difficile rispondere anche se le parole del numero due della Federcalcio Demetrio Albertini rilasciate a Panorama un paio di giorni fa sono le più condivisibili: "Se la Juve decidesse di andare avanti con la terza stella sarebbe una forzatura senza valore. Ci sono regolamenti e sentenze della giustizia sportiva che hanno determinato alcune situazioni e anomalie come succede nello sport. Non mi metto a dire chi ha ragione e chi no perché non sono un magistrato però dico che Ben Johnson non ha vinto l'oro olimpico a Seul".
Come ricorda Albertini non va mai dimenticato fino a prova contraria che Luciano Moggi e Antonio Giraudo, gli uomini che per un decennio e oltre sono stati deus ex machina della dirigenza bianconera, sono stati radiati per l'affaire Calciopoli sia dalla Commissione disciplinare Nazionale che dall'Alta Corte Nazionale del Coni (terzo e ultimo grado della giustizia sportiva). Le sentenze da che mondo e mondo si possono condividere o meno però vanno sempre rispettate.
Il punto però è un altro: il calcio per uscire dai suoi problemi e recuperare credibilità a livello nazionale ed europeo ha bisogno di tutto tranne che di veleni. E giusto dividersi e far scattare il solito polverone all'italiana per una questione assolutamente secondaria come la terza stella? Il buon senso direbbe di no.
di Stefano DOLCI
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