
L'abbiamo capito: l'argomento del momento non è la vittoria dello scudetto da parte della Juventus, ma questa benedetta - o maledetta, a seconda dei punti di vista - terza stella, che sta monopolizzando l'attenzione di tutti.
Come già scriveva un collega un paio di giorni fa, la Juve ha vinto questo campionato meritatamente. Eppure si parla d'altro. Sempre e solo d'altro. Sempre di questa terza stella. Non c'è gioco, modulo, azione spettacolare o voce di mercato che possa scalfire l'interesse comune. Nemmeno il mancato rinnovo di Alessandro Del Piero riesce a distrarre società e tifosi da questo incaponimento.
Leggendo i giornali e spulciando nei forum dei tifosi, sembra che l'opinione comune sia univoca: il mondo juventino si sente a quota 30 e vive la stella in più sulla maglia come un diritto legittimo. Poco importa se tutti i gradi di giustizia fin qui interpellati hanno stabilito una responsabilità oggettiva della società e hanno revocato due di quei 30 scudetti vinti...
E allora perché insistere? Perché chi urla più forte vince? A quanto parte l'idea comune è questa. La prima a urlare è proprio la Juventus, che continua a insistere sulla questione e che farà di tutto per vincere la battaglia. Forse però la Vecchia Signora dimentica che ci sono dei regolamenti anche sulle divise e che se quelle divise non vengono approvate dalla Figc, la squadra rischia di giocare in mutande.
Ed è proprio per aver infranto quei regolamenti che il club torinese fu pesantemente punito sei anni fa, con la decurtazione di due titoli conquistati e la retrocessione in Serie B. Perché continuare con questo accanimento?
La situazione che si sta creando è paradossale: dopo anni di sofferenze e di umiliazioni, la Juventus vince finalmente un campionato e di che si parla? D'altro!!! E' davvero possibile che una società importante come la Juve decida deliberatamente di non dare importanza all'impresa compiuta da una squadra su cui in pochi avrebbero scommesso, per fossilizzarsi su una questione burocratica che sta sfociando in una vera e propria figuraccia?
Già, perché le carte dicono "28 scudetti" e da lì non si scappa. 28 scudetti vogliono dire 2 stelle e non 3. Le regole parlano chiaro e non si può pensare di infrangerle. Infrangere le regole vuol dire essere puniti. E la prima punizione che sta ricadendo sul popolo bianconero è il fastidio profondo che tutto il resto d'Italia prova nei confronti di questa questione, proprio perché ci sono degli atti che parlano e che danno ragione allla scuola di pensiero del 2 e non del 3.
Qualcuno paragonava nei giorni scorsi questa vicenda della terza stella all'ipotesi di restituire l'oro di Seoul 1988 a Ben Johnson o Giro d'Italia e Tour de France ad Alberto Contador: anche loro, in pista o sulle strade, quei titoli li hanno vinti esattamente come la Juventus. Poi però è intervenuto un tribunale a toglierglieli per illecito sportivo. E questo è uno spunto su cui riflettere
Il tribunale è la chiave: se mai nel prossimo futuro una corte decidesse di restituire quei due titoli alla Juventus, la terza stella sarebbe legittima, ma non così e non ora. Ma non sono soli i regolamenti e i tifosi avversari a dirlo: sono anche tanti tifosi juventini che lo pensano, lo dicono nelle classiche chiacchiere da bar, ma poi vengono soverchiati dalle urla di chi non la pensa come loro.
Esiste un popolo bianconero di delusi, un mondo che sente la mancanza di quello stile Juventus in cui se parlava l'Avvocato (sì, lui, l'Agnelli vero, Gianni) tutti stavano zitti, in cui non c'erano atti di presunzione; un mondo di persone sconcertate dagli eventi di calciopoli che hanno deciso semplicemente di ritirarsi dalle questioni del calcio "popolare" e di tifare nella tranquillità della propria casa; un mondo di persone che, memori di quel brutto periodo, non vogliono altre polemiche.
E quindi che fanno? I delusi stanno zitti, anche perché in questo momento dire la propria "contro" le dichiarazioni roboanti della società vorrebbe dire farsi sommergere dalla disapprovazione, ma loro sono con i due capitani della Juventus, Alex Del Piero e Gigi Buffon: entrambi c'erano sul campo e si sentono vincitori di quei due scudetti, ma ciascuno dei due ha chiaramente detto che se gli scudetti assegnati sono 28, non c'è niente da fare.
Probabilmente resteranno due voci fuori dal coro, mentre gli altri che sono d'accordo rimangono nell'ombra, seguendo il principio secondo cui "un bel tacer non fu mai scritto". Forse però dovrebbero trovare la forza di parlare per riscattare il mondo cui appartengono solo marginalmente e far vedere che non sono tutti così testardi, ma che c'è anche qualcuno che si rende conto di come stiano davvero le cose e che ha voglia di rispettare le regole. Il rischio è alto e la zona d'allarme è già stata superata: ormai tutti sono convinti che gli juventini siano tornati a essere "antipatici, presuntuosi e scorretti".
Intanto rimane lo stupore per quello che sta accadendo: perché rovinare un evento storico con un comportamento così sfrontato? Una società che vince un campionato può preoccuparsi solo di come deve essere la maglia della prossima stagione? E' un puntare i piedi forse un po' infantile, un capriccio di una società giovane nella sua formazione dirigenziale e che probabilmente non è ancora pronta per crescere e tornare allo stile che la rese famosa. Insomma, una società affetta dalla sindrome di Peter Pan. E a proposito di ciò: "Seconda stella a destra, questo è il cammino...".
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