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    Giovinco e una 10 da non sprecare

    L'importanza di essere il numero 10. Nel calcio più che in altri sport, la maglia numero 10 rappresenta qualcosa: chi la indossa deve avere il pallone nel DNA. Fantasia, genio, classe, capacità di trascinare gli altri con una giocata decisiva, con la consapevolezza che gli altri, allenatore, compagni e addetti ai lavori, sanno che di questo giocatore si possono fidare e che a lui si devono affidare. Un 10 in pagella preventivo, che non si può tradire con prestazioni sotto la media.

    E' per questo che la scelta di attribuire a Sebastian Giovinco la maglia tanto agognata fa notizia: la 10 azzurra ha un fascino particolare proprio perché rappresenta, a livello nazionale, il massimo. Un "massimo" che in precedenza hanno vestito mostri sacri del calibro di Antognoni, Giannini, Rivera, Mazzola, Baggio, Totti, Del Piero...

    Del Piero? Ma non era quel ragazzo che fino allo scorso anno indossava la maglia numero 10 anche alla Juventus, la prima e l'ultima fissa in bianconero da quando i numeri sono diventati anche identificativi e indelebili alle spalle di un calciatore (lo sono dalla stagione 1995-96)... Nessun altro l'ha mai infilata, nemmeno per sbaglio. Uscito di scena il capitano storico, il dilemma è nato: a chi affidare la sua maglia numero 10?

    La risposta, almeno per questa stagione, è "a nessuno". Troppa la stima nei confronti di un giocatore, di un uomo, di un simbolo il cui distacco è difficilmente superabile a stretto giro di posta. E poi, sinceramente, chi avrebbe la faccia tosta di alzare la manina  e richiedere il cimelio bianconero per indossarlo sulle proprie spalle?

    Beh, in realtà qualcuno lo ha fatto, quando il rientro alla base è stato definito: la vocina è quella di un ragazzo alto appena 164 cm, ma che di anni ne ha già 25, e compiuti da un pezzo. "Sarebbe bello avere il 10. Ho giocato con il 12, che comunque mi piace e potrei indossare tutto l'anno, se Conte non dovesse darmi la maglia di Del Piero...".

    Proprio lui, Sebastian Giovinco da Torino, che a Torino è tornato per essere finalmente protagonista e trascinatore, uno da maglia numero 10 insomma. Per ora ha la 12 sulle spalle, ma non vede l'ora di poter mettere le mani sulla maglia che fu di Alex: magari dandogli una bella lavata, sperando che possa diventare della sua misura. L'inizio è stato promettente, ma c'è tempo, c'è tempo.

    Intanto la 10 ce l'ha in azzurro, da cui passano tanti sogni e altrettante responsabilità: inizi a dimostrare anche lì che il valore non è quello di una "botta e via".  Non è detto che una maglia non ne tiri un'altra.

    di Davide BIGHIANI

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