Abbiamo perso, male, anzi malissimo. Vero. Ma non buttiamo via tutto, non gettiamo quanto di buono costruito in questo ultimo mese. Non bisogna infatti dimenticare da dove eravamo partiti, da quella disastrosa spedizione sudafricana, e da come eravamo arrivati in Polonia e Ucraina: bastonati pesantemente dalla Russia, ma soprattutto accompagnati dal solito scandalo all'italiana. Una Nazionale brutta, senza talento, che non piace e che fallirà sicuramente. E invece...
E invece non abbiamo vinto, abbiamo perso malamente contro la Spagna in finale e torniamo a casa a mani vuote... Già, però in finale ci siamo arrivati, e ci siamo arrivati bene. Attraverso un gioco che in Italia non si vedeva da anni, anzi decenni. Un gioco convincente, vincente e decisamente divertente. Una bella rivincita, alla faccia di tutti quelli che si divertono a descrivere il nostro con una semplice parola: "catenaccio". L'Italia non ha vinto, ma Prandelli e il suo progetto sì.
Facile, come sempre, sparare sul tecnico di Orzinuovi dopo il 4-0 di Kiev: squadra impresentabile, formazione sballata, cambi disastrosa, etc etc etc... Un gioco che in Italia conosciamo bene, e che tutti amano praticare soprattutto quando le cose vanno male. Vero, ma tutto questo non può cancellare il 'progetto prandelliano'. Arrivato nel post-Lippi, Prandelli è riuscito nell'impresa di ricostruire da zero una Nazionale, di portarla agli Europei e di raggiungere con pieno merito una finale attraverso il bel gioco e non solamente con il più classico dei catenacci italiani. Prandelli ha restituito un'anima a questa squadra, ma soprattutto un'idea di gioco ben precisa. Ha puntato sulla qualità e non più sulla fisicità: una rivoluzione copernicana che non può e non deve essere dimenticata e abbandonata. Il progetto deve andare avanti, perché le basi per arrivare in Brasile tra due anni come una delle grandi protagoniste ci sono tutte. Certo, andranno ritoccate alcune cose, trovati altri interpreti con cui sostituire alcuni senatori, ma la strada tracciata è quella giusta. Ed è una strada vincente.
Prandelli deve essere coccolato, difeso, protetto e appoggiato. A cominciare dalle istituzioni, passando dai club: magari ritoccando finalmente il calendario, cucendolo su misura agli interessi della Nazionale, e riducendo il numero di squadre in serie A. Un segnale importante, ma soprattutto fondamentale per non dimenticare quanto di buono fatto in Polonia e Ucraina. L'Italia è degli italiani, che a loro volta si dovrebbero ricordare degli Azzurri non solamente dai quarti di finale in poi di Europei e Mondiali, e merita tanto rispetto quanto sostegno. Affidiamoci a Cesare, non ce ne pentiremo...
di Alessandro BRUNETTI (Twitter @AleBrunetti6)
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