Se non fossimo in Italia, qualcuno ci prenderebbe per pazzi. Andrea Agnelli, la Juventus, la giustizia sportiva. E chi più ne ha più ne metta. In un agosto povero di mercato e ricco, come al solito, di polemiche, giusto quello che ci mancava era un scontro testa a testa, di nuovo, tra Juventus e FIGC.
Stiamo per entrare in un argomento altamente delicato e, come tale, cercheremo di farlo nella maniera più chiara possibile. Perché tante sono le opinioni ma tanta è, ahinoi, l'ignoranza sull'argomento in questione.
IL PROCESSO - Partiamo con ordine e facciamolo dal principio. Il fatto è questo. C'è un pentito, Carobbio, che sulla base delle inchieste della procura di Cremona, è ritenuto credibile dal procuratore federale della FIGC Stefano Palazzi. Palazzi, dopo aver sentito la testimonianza di Conte, decide che l'allenatore della Juventus non è indagato per illecito sportivo (e qui ci va quasi leggero vista la testimonianza di Carobbio), ma lo accusa soltanto di omessa denuncia per due gare: Novara-Siena (1-1) e Albinoleffe-Siena (finita con la vittoria dei bergamaschi). Per ognuna delle due gare in questione, Conte, rischia il massimo di 1 anno. 1+1 fa 2. Due anni, quindi, sarebbe il massimo della pena che Conte potrebbe prendere in termini di legge.
L'INCREDIBILE - I legali di Conte (e della Juventus), consapevoli della delicatezza della posizione ma, soprattutto, del fatto (è fondamentale ripeterlo) che la testimonianza di Carobbio sia ritenuta altamente credibile e che di fatto su questa si basi tutto il processo, consigliano (e convincono) uno scettico Conte a patteggiare. Conte chiede 3 mesi in tutto e un'ammenda di 200 mila euro. Palazzi, procuratore federale, ritiene il patteggiamento congruo ma, a decidere, non è lui, bensì la commissione disciplinare della FIGC che, nella figura del presidente Sergio Artico, rifiuta clamorosamente (non succede praticamente mai!) il patteggiamento.
Apriti cielo. E' qui che nasce il clamoroso incendio che continuerà a bruciare, da qui alla prossime settimane, il già torrido clima dell'estate italiana.
ATTACCO RAGIONATO? - Sì perché la Juventus, nella figura di Andrea Agnelli, probabilmente affetto ancora dalla sindrome di Calciopoli (e questo è comprensibile), percepisce il fiuto di Artico e della FIGC come l'ennesimo affronto al club di Corso Galileo Ferraris. Quello meno comprensibile però è perché la Juventus si scaldi così tanto. Conte, Stellini, Alessio, Stellini, Bonucci e chi più ne ha più ne metta, sono accusati di fatti che con la Juventus non hanno nulla a che fare. Gli illeciti (o presunti tali), risalgono ai tempi in cui questi attuali tesserati bianconeri facevano parte di altre società (per la precisione Siena e Bari). Agnelli però la vede come una questione di principio e, per dirla con parole povere, la prende sul personale; quindi anziché riformulare un nuovo patteggiamento - magari di 4 mesi - e andare probabilmente incontro alla chiusura definitiva della questione (per farvi capire il Siena aveva chiesto un primo patteggiamento di -5 punti di penalizzazione, gli è stato rifiutato, ha chiesto un -6, è stato accettato...), sceglie lo scontro. Niente patteggiamento. Si attacca a testa bassa. Si va al processo. E con buone probabilità si perderà Conte per un anno perché a quel punto, Palazzi, che per lavoro deve formulare una richiesta di pena, per Conte si attesta sui 15 mesi (a fronte dei 24 massimi che avrebbe potuto chiedere!).
QUANTO RISCHIA CONTE? - Posto che sulla testimonianza di Gervasoni e Carobbio si basa tutto questo filone e che questi due pentiti, meglio ribadirlo una terza volta, sono ritenuti credibili, Conte è praticamente spacciato. Con i tre gradi di giudizio l'allenatore della Juventus probabilmente riuscirà a limare la pena ma la Juventus, comunque, ha altissime probabilità di perdere il proprio allenatore più a lungo di quanto non avrebbe fatto patteggiando.
(IN)GIUSTIZIA SPORTIVA - Se la decisione di Agnelli, il comunicato stampa e l'attacco del presidente della Juventus sono francamente discutibili oltre che autolesionisti, c'è da sottolineare anche la scandalosa situazione della giustizia sportiva italiana che, probabilmente gelosa dei colpi di spugna di quella ordinaria, cerca di imitarla e superarla. Sì perché al termine di questa vergognosa pagina del calcio italiano, agli occhi della gente, la situazione potrebbe essere questa. C'è un reo confesso, Carobbio, che pentendosi e collaborando dopo aver fatto le più becere schifezze, se ne uscirà con una squalifica di 4 mesi e un ammenda. C'è poi chi invece, non denunciando ciò che ha visto, si troverà a star fermo come minimo 8-10 mesi. Un po' come dare 4 mesi a un assassino e 8 al negoziante che gli ha venduto la pistola. Per fare il verso a un famoso spot di una casa sportiva: Italy, impossibile is nothing.
di Simone ETERNO (Twitter @Simon_Forever)
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