ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Pallonate

    (Lionel) Messi sulla graticola

    Messi si è bloccato sul più bello. Alla fine di Barcellona-Chelsea le telecamere virano sulla Pulce argentina e non poteva essere altrimenti: Leo Messi, l'uomo dei 63 gol stagionali, dei record battuti e quelli ancora da battere ha "toppato" e lo ha fatto proprio quando tutti pensavano che lui potesse fare l'ultimo salto i qualità e trascinare il suo Barça all'ennesima finale di Champions League. E invece niente: a secco all'andata a Stamford Bridge, a secco nel big-match della Liga con il Real Madrid, a secco anche nel ritorno al Camp Nou.

    L'assist per il gol del parziale 2-0 a Iniesta non può bastare; la traversa sul calcio di rigore, il palo nel finale non fanno che rendere ancora più amaro il computo delle occasioni sprecate da Leo, che, diciamolo, non ha giocato a modo suo nelle due sfide decicisive per confermare la leadership del Barcellona in Europa (e nel Mondo) e ha deluso nel confronto diretto contro Cristiano Ronaldo.

    Perché? Mancanza di personalità o semplicemente un momento di forma non ottimale? Entrambe le cose ci stanno, ma il fatto rimane: quando a Messi viene richiesto qualcosa in più, ecco che vieni deluso. Quando i riflettori vengono spostati dalla squadra al singolo, l'argentino si fa piccolo piccolo, ancora più piccolo di quanto già non sia, e la voce, invece che in un urlo, gli esce come strozzata.

    Nel calcio succede: affidi le chiavi della tua squadra a un giocatore, gli dici "Vai e fai ciò che vuoi", e lui lo fa, portandoti sul tetto del mondo, con numeri da urlo. Ma quando la luce, quella stessa luce che aveva fatto brillare la tua squadra, si spegne cosa si può fare? Se lo è chiesto anche Pep Guardiola, visibilmente scosso a metà secondo tempo, quando si è accorto che qualcosa non andava. Che il tempo passava e il suo Leo non toglieva le castagne dal fuoco. Anzi, si incaponiva, lottava solitario al posto che affidarsi a uno scambio in più con un compagno e cercava di dimenticare, lui per primo, il rigore scagliato contro la traversa.

    Ci stava anche riuscendo nel finale di gara, con un guizzo e un mancino potente sul primo palo, lo stesso che, complice la deviazione dell'ottimo Cech, gli diceva di "no", l'ultimo di una partita che non l'ha visto protagonista. E che lo toglie dalla luce, proprio quando la platea gridava forte il suo nome per tributargli il (solito) applauso.

    E' giusto dare merito al campione, è giusto, quando toppa, anche tirargli le orecchie. Senza esagerare, però. Stiamo sempre parlando del miglior giocatore del mondo, non dimentichiamolo.

    di Davide BIGHIANI

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