
Dopo tre anni ci risiamo. Manca solamente l'ufficialità e il Milan avrà venduto al Paris Saint German i due suoi più preziosi gioielli: Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva. Per il brasiliano c'era già stato un importante avvicinamento dei francesi più di un mese fa e non ci sarebbero dettagli da perfezionare, mentre nel caso dello svedese c'è da trovare un accordo sull'ingaggio, perché nove milioni di euro non sarebbero sufficienti.
Partiamo dal concetto che nessuno, davvero nessuno, sia indispensabile. Ma persi loro due da dove ricomincerà il Milan? L'evidenza è che la "più forte squadra italiana degli ultimi 25 anni" (come l'ha definita Adriano Galliani nella conferenza stampa del raduno a Milanello lo scorso 9 luglio) si stia nuovamente piegando all'inferiorità economica e strutturale del nostro calcio, cedendo i suoi pezzi pregiati. L'illusione, o almeno quella più diffusa tra media e tifosi, è che il Milan reinvesta, da subito, con senno e lungimiranza, su una squadra più giovane. Siamo davvero sicuri che sarà così?
Intanto un dato: il club di via Turati cede alla tentazione di fare cassa mediamente ogni tre anni. Tanto per intenderci nel 2006 fu la volta di Shevchenko, nel 2009 quello di Kakà ed ora è la volta di Ibra e del 'difensore più forte del mondo'. Ripercorrere i movimenti di mercato rossoneri in quelle occasioni potrebbe dirci qualcosa sul comportamento che il club deciderà di adottare nei prossimi mesi e forse, specialmente dal punto di vista del tifoso così come dell'appassionato di calcio, è il caso di augurarsi che le cose vadano in modo diverso rispetto al passato.
Nel 2006 a fare le valige fu Andriy Shevchenko, lui chiese il permesso per andare al Chelsea e nelle casse del Milan arrivarono 42 milioni di euro. Oltre al Pallone d'Oro ucraino partirono anche Jaap Stam e Rui Costa (rescissione del contratto), ma il Diavolo si accontentò del solo Ricardo Oliveira (17 milioni), ripiegando poi su Ronaldo (7,5mln), Oddo (7,7mln) e un certo Leandro Grimi (2 mln) nel mercato invernale.
Se in quell'occasione la vittoria di una grande Champions nascose i limiti di una rosa da rivedere, andò un po' meglio nel 2009, quando a salutare Milanello fu Kakà. Oltre ai 64,5 milioni versati dal Real Madrid, il Milan ne incassò 15 per la cessione di Gourcuff al Bordeaux e assistette al ritiro di Paolo Maldini. Il tesoretto venne sfruttato per Huntelaar (15 mln per una sola stagione), per il riscatto di Abate, l'acquisto di Zigoni e l'ingaggio - tramite Leonardo - di Thiago Silva per 10 milioni dal Fluminense. A gennaio fu poi la volta del prestito di Beckham, Mancini e del curioso acquisto di Adiyiah, pagato 1,4 milioni ai norvegesi del Fredrikstad.
Qualcosa di buono è stato sicuramente fatto (vedi Thiago Silva), ma le campagne acquisti post grandi cessioni non sono mai state particolarmente vivaci, ne' gradite dal popolo rossonero. Dunque attenzione a non riempirsi gli occhi con nomi come quelli di Tevez, Dzeko, Dedè, Kolarov e molti altri. Magari per una volta la tendenza verrà invertita, o forse no. Quel che è certo è che il Milan sarà chiamato una nuova volta ad eludere un declino che con simili perdite è un reale pericolo ma che finora ha sempre eluso. Non è la prima volta, ma non sarà nemmeno l'ultima.
di Matteo MARCEDDU (Twitter: @MersMayer)
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