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    Ma non doveva essere l’Inter dei giovani?

    Poteva essere l'Inter dei giovani e forse lo sarà, ma intanto sono arrivati Palacio, classe 1981, Silvestre, 27 anni, Handanovic (28) e ieri Gaby Mudingayi, 30 anni, mediano di lungo corso del campionato italiano. Reparto vendite: sono stati ceduti Lucio e Forlan, ultratrentenni dall'ingaggio ingombrante e ci sono dieci giorni a disposizione per sbrogliare i nodi Maicon, Julio Cesar e Stankovic, ma la dirigenza ha rinunciato a Davide Faraoni - 20 anni, con 18 presenze e tante buone indicazioni nella scorsa stagione - e soprattutto, per non dire quasi inspiegabilmente, ad Andrea Poli, 22 anni, che sta diventando uno dei giocatori più ambiti del calciomercato estivo. Oggi invece potrebbe essere il giorno di Luc Castaignos - 19 anni, soltanto 8 presenze con un gol nel 2011/12 - al Twente, nonostante la partenza di Forlan e quella ormai imminente di Giampaolo Pazzini.

    Inteso che l'Inter non potrebbe presentare un undici esclusivo di giovani talenti, promesse del calcio e neopromossi della florida primavera di casa - perché sarebbe una scelta troppo arrischiata per una società che, dopo i flop della scorsa stagione, deve rientrare in Champions League come obiettivo minimo - ma riteniamo che i porti sicuri per Coutinho, il migliore del ritiro estivo, Ricky Alvarez, Juan Jesus, Obi e per i giovani che verranno dovrebbero essere i veterani della squadra e dello spogliatoio, gli "eroi del triplete" - Zanetti, Cambiasso, Sneijder, Samuel, Milito - e non gli innesti di mercato sopra citati.

    Non dubitiamo dell'efficacia di Handanovic, Silvestre, Palacio e Mudingayi, acquisti pragmatici, perché con una pregressa e incoraggiante esperienza in Serie A: il pregio attuale dell'Inter, quello di essersi focalizzata con perfetto tempismo sul "mercato interno" durante questa difficile temperie di austerity, è indiscutibile, ma se il calcio italiano non può più competere in fascinazione e potere d'acquisto con gli altri top-campionati europei, allora sarebbe altrettanto opportuno attingere dai settori giovanili. A partire da Samuele Longo e dai suoi compagni della Primavera campione d'Italia e vincitrice, per lo più con Andrea Stramaccioni allenatore, delle Next Generation Series (la "Champions League" giovanile della prima edizione). Rafael Benitez non avrà lasciato il segno come molti potevano attendersi sulla panchina di un'Inter plurititolata sì, ma anche fisicamente sfiancata da Mourinho, eppure è stato grande nel sopperire alle degenze dei big con i debutti in prima squadra (e in poche settimane) dei vari Biraghi, Natalino, Alibec e Crisetig, quelli della generazione Torneo di Viareggio 2011, vinto con Bardi, Benedetti, Faraoni e Simone dell'Agnello. Stramaccioni, che per la panchina ha fatto lo stesso corso e si è già guadagnato qualche grado con due mesi di guida tecnica carismatica, potrebbe avere perfino migliori competenze di Rafa per trovare il giusto equilibrio tra fari e rampe di lancio.

    di Fabio DISINGRINI (@FabioDisingrini)

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