
Voto 10…al calcio d'inizio del secondo tempo della Roma di Zeman. Otto uomini schierati sulla linea di metà campo che escono dai blocchi con tempi di reazione fulminei e attaccano la porta manco fossero i soldati spartani di Leonida. Più che un calcio d'inizio, una dichiarazione d'intenti: il segnale che scatena l'inferno per i cuori genoani.
Voto 9…alla cooperativa del gol brevettata da Antonio Conte. Con Paul Pogba e Martin Caceres sono tredici gli uomini a trovare il gol — tra campionato e coppe - nella strepitosa cavalcata della Juventus. Manca il top player da venti gol a stagione? Che sia proprio questa la fortuna bianconera? L'assenza di un centralizzatore, con la rete che può arrivare in qualunque modo, come se fosse una Setta delle Ombre imprevedibile? Il sospetto prende piede.
Voto 8…al mattatore Cassano. Quinto gol in campionato per il Peter Pan di Bari Vecchia: è lui che sta strascinando l'Inter ai piani alti della classifica, roba da vertigine. One hour man: l'autonomia del fuoriclasse non supera l'ora di gioco, ma quanta qualità in quei sessanta minuti. Sulla sponda nerazzurra del naviglio gongolano sempre più ricordando lo scambio estivo con i cugini.
Voto 7….al calore di Bergamo. L'Atalanta può contare sul dodicesimo uomo in campo tra le mura amiche. Erano in ventimila a sostenere la Dea e a festeggiare il suo 105esimo compleanno. La squadra ha ripagato l'amore del suo pubblico strappando con le unghie e con i denti una vittoria in rimonta, firmata dal canterano Jack Bonaventura, forgiato a Zingonia.
Voto 6…al gesto di Maicosuel dopo il gol-redenzione che ha regalato all'Udinese la vittoria contro il Pescara. O Mago chiede scusa alla città per quello sciagurato cucchiaio che tanto è costato ai colori bianconeri. La città lo perdona. Ora l'ex Botafogo è un valore aggiunto e…amico ritrovato.
Voto 5…all'atteggiamento remissivo del Napoli. Non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, così Manzoni dipingeva magistralmente la figura di Don Abbondio, ritratto che per questa domenica calzerebbe a pennello a un Walter Mazzarri irriconoscibile. Dalla vigilia condita da dichiarazioni sibilline — "forse a fine anno lascio" — a un match sulla difensiva, senza osare. È stato descritto come il match dell'anno, che tutto il mondo attendeva: è stata una sfida in tono minore, anche perché di grande squadra se n'è vista solo una.
Voto 4…all'inconsistenza del Pescara di Stroppa. Le due vittorie consecutive — contro Palermo e Cagliari — sono già un lontano ricordo. Al Friuli gli abruzzesi avevano un'occasione d'oro: un'ora di gioco in superiorità numerica grazie a un Quintero sempre più in veste di predicatore nel deserto. Invece se c'era una squadra che dava la sensazione di trovarsi in dieci uomini era proprio il Pescara. Cantiere aperto.
Voto 3… alla sparata a mezzo tv del ds della Viola Pradè. Il rigore su Roncaglia con ogni probabilità sarebbe dovuto essere accordato, ma da parte di un dirigente ci si aspetta senso della misura e responsabilità: Pradè dovrebbe imparare da quel gentleman di Vincenzo Montella, simbolo di fairplay e obiettività, invece di alzare i toni.
Voto 2…a un Boateng irriconoscibile, simbolo di un Milan alla deriva, annichilito dalla compatta Lazio di mister Petkovic. Il Boa era solito spaccare le partite con i suoi inserimenti letali per le difese avversarie. Ora vaga per il campo senza meta: scontata la sostituzione nell'intervallo, un cambio che sa di bocciatura. E per i maligni è manna: le battute sarcastiche sulla sua love story si sprecano.
Voto 1…all'ennesima amnesia di Romero, estremo difensore della Sampdoria. Il portiere della nazionale argentina finisce per la seconda settimana consecutiva sul banco degli imputati, questa volta per lo sciagurato fallo da rigore su Biabiany con annessa espulsione. Era uno dei fautori della Samp rivelazione d'inizio anno, ora è la cartina di tornasole di una squadra in fase di ridimensionamento.
Voto 0…al calcio d'angolo di Alino Diamanti. Per la serie "istruzioni su come NON battere un corner". Usiamo un eufemismo :"la palla non prende il giro giusto". La traiettoria si perde sulle tribune deserte dell'Is Arenas tra l'incredulità di Gilardino & Co. che si aspettavano il solito cross velenoso del genietto di Prato. Semplicemente il peggior calcio d'angolo della storia del calcio.
di Paolo PEGORARO
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